Dal CuneeseEconomia & Lavoro

La Granda riparte senza il crollo dell’occupazione

Tutti gli indicatori sono in crescita, alcuni più di quelli nazionali e regionali, mentre la fine del blocco dei licenziamenti non dà adito a preoccupazioni generalizzate. Il tema fondamentale è l’avvio di politiche attive del lavoro che facciano allineare la richiesta (in crescita) e l’offerta di collaboratori specializzati

L’orizzonte è limpido, con pochissime nuvole. Le aziende della Granda guardano con ottimismo al futuro a breve termine e da questo traggono spunto per pensare a un domani che si lasci alle spalle la crisi pandemica che, lo ricordiamo, è sopraggiunta durante una fase economica già assai poco entusiasmante per il Paese.

L’indagine di previsione per il terzo trimestre 2021 condotta dal Centro studi di Confindustria Cuneo evidenzia come il clima di fiducia sia in forte e generalizzata ripresa.

Durante la presentazione della nota congiunturale il presidente e il direttore dell’Associazione datoriale, Mauro Gola e Giuliana Cirio, affiancati da Elena Angaramo, responsabile del Centro studi, hanno altresì evidenziato, attraverso un apposito focus, come il positivo andamento del comparto manifatturiero sia confermato dal mancato avveramento delle profezie sull’ecatombe di posti di lavoro che avrebbe fatto seguito alla fine del blocco dei licenziamenti.

Il presidente Gola ha sottolineato che il vistoso rimbalzo è frutto anche della campagna vaccinale e ha riassunto la situazione a livello globale, anch’essa foriera di buoni auspici, come in particolare la ripresa della corsa dell’economia cinese e di quelle, in minor misura, statunitense e dell’eurozona. Vi sono questioni da tenere sotto controllo, ad esempio il caro materie prime e il rischio di un’inflazione troppo alta, però il quadro, in generale, induce a coltivare l’ottimismo di cui si è detto.

Riguardo allo scenario nazionale, si sta riprendendo il mercato interno, che è essenziale a dare forza a un sistema economico che resta assai performante quanto all’export. La propensione al risparmio del reddito disponibile delle famiglie italiane, arrivata a livelli molto elevati a seguito delle preoccupazioni legate all’emergenza sanitaria, continua a essere oltre il doppio di quella prepandemica: se la fiducia dei cittadini si rafforzerà, con la crescita della spesa pro capite i consumi ripartiranno in modo consistente e tutto il sistema ne trarrà beneficio. Ecco confermata, quindi, l’importanza della vaccinazione anti Covid-19.

Giuliana Cirio ha confermato la forte positività dei dati rilevati dall’indagine congiunturale, con le aspettative sulla produzione tornate addirittura ai livelli del 2018 e la cassa integrazione guadagni prevista in margini del tutto fisiologici.

Elena Angaramo ha evidenziato l’ottima performance del comparto meccanico, resa possibile anche dal fatto che esso, in provincia, è meno vincolato che altrove all’automotive. Per i servizi, sebbene anch’esso in miglioramento, l’àmbito operativo più problematico resta quello dei trasporti e della logistica, investito in modo assai pesante dagli effetti dell’epidemia.

Qui si è innestato l’approfondimento sulla fine del blocco dei licenziamenti e sulle politiche attive del lavoro.

Per il primo tema, i numeri relativi alla provincia di Cuneo, per il comparto industriale, parlano chiaro: in un territorio che a fine 2020, quindi con l’epidemia già conclamata, aveva un tasso di disoccupazione sceso dal 5% dell’anno precedente al 4,8% (con quello giovanile passato dal 16,6% al 12,9%), al 16 luglio 2021 risulta che una sola azienda abbia esternato la necessità di ricorrere a licenziamenti collettivi nel prossimo futuro (nel 2019 le procedure di mobilità aperte fra le oltre 1.100 associate a Confindustria Cuneo riguardarono sei aziende, con il coinvolgimento di 238 dipendenti).

D’altro canto, se il ricorso alla cassa integrazione guadagni ordinaria aveva comportato la presentazione di 943 istanze nel primo semestre del 2020, nello stesso periodo del 2021 il loro numero si è ridotto a 322.

A ciò si aggiungono le sottoscrizioni dei premi di risultato: nel periodo gennaio-giugno 2020 lo fecero 11 imprese, mentre nello stesso semestre di quest’anno sono state 33.

Questo ha dato il destro a Mauro Gola per ribadire come le aziende vogliano assumere, altro che licenziare, tanto più che per un imprenditore lasciare a casa un dipendente è un fallimento sotto il punto di vista personale.

Il problema da tenere presente, pertanto, è quello rappresentato dalla vexata quaestio, sempre più preoccupante, della difficoltà a reperire collaboratori dotati di una sufficiente preparazione e formazione, in un mondo produttivo nel quale i mutamenti e le innovazioni corrono con una velocità mai vista.

Di qui l’assoluta necessità, hanno rimarcato Gola e Cirio, di dotare il Paese di un adeguato sistema di politiche attive mirato a salvaguardare le “opportunità di lavoro”, più che il “posto di lavoro”, e a prendersi cura del lavoro e dei lavoratori.

Gli obiettivi delle linee di riforma proposte dal Sistema Confindustria sono i seguenti.

Occorre dar vita a un sistema di protezione sociale contro la disoccupazione che aggiunga al sussidio economico un’efficace azione per la ricollocazione delle persone disoccupate, alle quali, ha detto Gola, si deve chiedere il massimo impegno e la massima disponibilità a intraprendere il percorso formativo.

È auspicata l’universalizzazione dello strumento della cassa integrazione ordinaria, adeguando nel contempo le contribuzioni a carico delle aziende all’effettivo utilizzo.

La cassa integrazione straordinaria per la gestione delle crisi aziendali va riformata, distinguendo percorsi e strumenti in ragione della natura occupazionale oppure industriale della crisi.

A questo il presidente Gola ha aggiunto la necessità, tema a lui molto caro, di agire per superare le disuguaglianze in termini di conoscenze, di competenze, di genere, generazionali e di territorio, per formare persone “occupabili”, più che “in cerca di occupazione”.

Torniamo infine ai dati da cui è partita la conferenza stampa ospitata dalla sala “Michele Ferrero” della sede dell’Associazione.

Oltre trecento imprese associate a Confindustria Cuneo hanno preso parte all’indagine di previsione per il terzo trimestre 2021, mettendo in luce un sentiment assai positivo, migliore di quello, anch’esso improntato all’ottimismo, registrato a livello regionale.

Nel manifatturiero il 34,2% delle imprese della nostra provincia indica un aumento della produzione, mentre il 10,1% prospetta una diminuzione. Il saldo (pari a +24,1 punti percentuali) è maggiore di quasi 16 punti di quello di marzo. Sono analoghe le previsioni sugli ordinativi: il 33,7% si attende un aumento, l’11,1% una riduzione.

Si consolidano le attese sull’export. Il saldo ottimisti-pessimisti, poco sopra lo zero nel trimestre precedente, sale a +16,8%.

Sono in netto miglioramento il tasso di utilizzo degli impianti e la situazione dei pagamenti, mentre torna positivo anche il dato sulla redditività.

Si rafforzano, seppure in misura ridotta, gli investimenti: la percentuale di aziende con programmi di spesa di un certo impegno aumenta di poco meno di 4 punti portandosi al 27,6%.

Scende in modo importante il ricorso alla cassa integrazione guadagni (-12,6 punti percentuali), riavvicinandosi ai livelli prepandemici.

Anche nei servizi gli indicatori migliorano in misura sensibile rispetto a marzo.

Il 28,7% delle aziende attende un aumento dei livelli di attività e il 5,6% una riduzione, portando il saldo ottimisti-pessimisti a crescere di 13 punti rispetto a marzo (+23,1%).

Indicazioni analoghe emergono in merito agli ordinativi (+23,1%).

Sono in ascesa gli investimenti di un certo rilievo, riguardanti il 26,7% delle imprese del terziario (erano il 17,6% a marzo), mentre si dimezza la percentuale di aziende che prospetta il ricorso alla Cig (dal 16,5% di marzo al 7,8%).

 

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