Ma il cielo è sempre più blu!

Pochi giorni fa un collega che seguiva con me un avvenimento politico ma ha detto con sincera amarezza: “è finita sai?”. Parlava del nostro lavoro. Ma la sua argomentazione, purtroppo, è facilmente applicabile alla maggior parte delle persone che si battono per uno stipendio. “Ho incontrato un pinguino del consiglio d’amministrazione che, prima di dirmi buongiorno, mi ha comunicato che il mio budget è stato ridotto del 30% perché bisogna fare sacrifici. A una collega di Alessandria è andata peggio: riduzione del 50% e figlia a carico. Così è se vi pare”. Tanto uno che s’accontenta di stare peggio si trova ancora. La triste storia è il paradigma perfetto di come oggi vanno le cose. Si fa impresa passando per la finanza e basta. Questo impone il mercato. O meglio, chi lo controlla. Chi ha risorse compra le macerie di ogni tipo di azienda in procinto di alzare bandiera bianca… e poi ristruttura. Basta prendere un plotone di bocconiani e metterli all’opera. Il Verbo non sarà quello di investire nella produzione, nella qualità, in una concorrenza sana e disposta. Il Verbo è ridurre i costi, arraffare contributi e fare giustizia sommaria di tutto ciò che appare superfluo come i peli di un gorilla. Tanto oggi tutti sono tutto, tutti fanno tutto e tutto è uguale, piallato da San Giuseppe falegname in persona. Eliminato il differenziale prodotto da un diverso ammontare della qualità, non resta che scatenare la guerra dei poveri e i conti tornano. Si vende “in buono” e via all’assalto di un altro cortile o capannone o ufficio. Paradossalmente la lotta tra capitalismo e comunismo è stata vinta dall’economia di capitale attraverso la creazione di un mondo meta comunista. Dove ci sono solo linee rette, un pensiero unico e il capo ha sempre ragione. Come il calcio secondo Arrigo Sacchi. Ovvero dalla fantasia al potere, alla fantasia a puttane. Ne abbiamo fatta di strada per consegnarci anime e corpi alla logica del compagno algoritmo, signore e sempre più padrone delle nostre vite.

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