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Da Villa Tornaforte Aragno di Cuneo il messaggio: “L’Italia è una superpotenza culturale”

L’editore Nino Aragno ha ristrutturato Villa Tornaforte di Cuneo, facendola diventare uno scrigno prezioso di incontro e di dialogo dal nome simbolico “Humanities Forum”. Organizzando, poi, gli “Advanced Studies in Business Economics and Culture”: prima un ciclo di appuntamenti con esperti del fare impresa e dell’economia e dopo del mondo della finanza. Un impegno encomiabile. L’ultimo incontro ha avuto come protagonisti il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Cuneo, Colonnello Giuseppe Carubia, e il Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Torino, Tenente Colonnello Silvio Mele, che hanno dialogato sul tema “Tutela del patrimonio culturale – L’attività dell’Arma dei Carabinieri”. La presenza degli eccellenti ospiti ha avuto un’importanza ancora maggiore alla luce del recente ritrovamento, nell’Astigiano, da parte del Nucleo di Torino, guidato dal Tenente Colonnello Mele, del ritratto “Gentiluomo con berretto nero” attribuito al Tiziano: uno dei massimi esponenti artistici del Rinascimento. Anche se sull’attribuzione non sono d’accordo alcuni esperti del settore, tra i quali Vittorio Sgarbi, in ogni caso si tratta di un recupero straordinario di quel periodo storico esportato illegalmente in Svizzera all’inizio degli Anni Duemila e
riconsegnato alla Stato italiano nelle scorse settimane.
In merito il Tenente Colonnello Mele ha precisato: “L’attribuzione non è materia di nostra competenza. Il nostro obiettivo è ritrovare opere di inestimabile pregio e
quelle magari modeste a livello economico, che però rivestono un importante valore storico, religioso e affettivo per la comunità. Come, ad esempio, è accaduto a
Teramo per cinque statuette di legno”.
Dopo l’introduzione dell’incontro da parte dell’editore Aragno, il Colonnello Carubia ha sottolineato che la tutela del patrimonio culturale è una specialità in cui l’Arma dei Carabinieri ha la competenza esclusiva. E poi ha ripercorso la storia del Comando di Tutela, fondato nel 1969, con la struttura centrale a Roma e quella periferica formata da sedici Nuclei e una Sezione distaccata di riferimento per le 20 regioni italiane. Concludendo: “Si tratta di uno dei gioielli di famiglia”.
Ha spiegato il Comandante Mele: “Nessuna organizzazione militare di Polizia al mondo ha una struttura come la nostra. Siamo più di 300 operatori. L’Agenzia Fbi
degli Stati Uniti ne ha 22. Questo anche perché l’Italia è una superpotenza culturale e c’è bisogno di un’attenzione continua al patrimonio che possiede. Soprattutto nei beni archeologici in cui siamo secondi solo alla Mesopotamia. In questo settore, voglio ricordare ai cittadini che tutto ciò che si trova nel sottosuolo o nei fondali marini, anche solo un frammento, è di proprietà dello Stato. E ricordo anche che il patrimonio culturale italiano è tutelato dall’articolo 9 della Costituzione: uno dei principi fondamentali della Carta”.
Le azioni dell’Arma a tutela del patrimonio culturale
Ha affermato Mele: “Quella fondamentale, distintiva dei Carabinieri in ogni attività svolta, è il controllo del territorio in collegamento con i cittadini che lo
vivono e la gestione delle informazioni attraverso le varie specialità dell’Arma. Nello specifico del patrimonio culturale si concentra nel contrasto ai furti, alle
falsificazioni e all’esportazione illecita e nel controllo del commercio dei beni archeologici e del settore dei beni librari e archivistici”.
La banca dati
Uno dei fiori all’occhiello del Comando di Tutela è la Banca dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita per conto del Ministero della Cultura e a disposizione di tutti i cittadini e di tutte le Polizie del mondo. Ha detto Mele: “È costituita da oltre otto milioni di informazioni: 1 milione e 200 mila si riferiscono a beni rubati, di cui 700 mila abbiamo la fotografia. Si può entrare scaricando l’applicazione iTPC Carabinieri su Google Play”.
Cosa possono fare i cittadini per aiutare l’Arma nella tutela del patrimonio culturale
“La prima attività – ha precisato Mele – è considerare il bene culturale con rispetto, quindi acquistarlo, maneggiarlo, commerciarlo e studiarlo con la necessaria
preparazione e non considerarlo come un bene rifugio o alla stregua di un qualsiasi altro prodotto materiale. Poi, rispettare la Legge che regolamenta il settore di cui, proprio per l’importanza riconosciutagli dalle Istituzioni, sono state inasprite le pene per i reati commessi. Inoltre, nel caso notino una qualsiasi azione, anche solo sospetta, possono rivolgersi con serenità al più vicino Comando Stazione Carabinieri per segnalare e condividere le loro perplessità. Denunciando sempre i furti. Perché è impensabile per l’Arma poter controllare l’intero territorio sempre e dappertutto. Di conseguenza, l’aiuto dei cittadini è prezioso”.
Cosa significa perdere un bene culturale oltre a essere un’azione illecita
Mele: “Vuol dire privare la comunità del poter godere e studiare un’opera, dal valore commerciale più o meno importante, che tuttavia rappresenta un tratto di
storia artistica di un territorio. Il bene culturale non ha soltanto un pregio in termini economici, ma riprende il periodo nel quale è stato realizzato, le persone che lo hanno posseduto, i trasferimenti di proprietà e le vicende che lo hanno caratterizzato. Quindi, racchiude un significativo percorso di memoria e di legame
con un territorio e una comunità. Inoltre, contribuisce allo sviluppo economico di una nazione soprattutto a livello turistico”.
Il lavoro in provincia di Cuneo
La “Granda”, pur non vantando opere prestigiose e conosciute alla pari di altre aree italiane, ha comunque un patrimonio importante di risorse culturali distribuite in modo capillare sul territorio. Qual è l’attività svolta dall’Arma per tutelarlo? Risponde il Comandante provinciale dei Carabinieri di Cuneo, Colonnello Giuseppe Carubia: “Il modello operativo è lo stesso degli altri applicati in tutta Italia, attraverso il monitoraggio condotto in modo integrato tra l’Arma territoriale e il Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di riferimento a livello regionale. Nel nostro caso ha sede a Torino. È vero, in provincia di Cuneo non ci sono beni
così rinomati a livello nazionale, ma esiste un patrimonio culturale rilevante che deve essere tutelato. Sia per le opere nella disponibilità dei privati, che per quelle di proprietà degli Enti pubblici. Ricordo che poco tempo dopo il mio insediamento al Comando provinciale, nel settembre 2021, consegnammo due angeli lignei dorati all’Arcivescovado. Un ritrovamento frutto proprio dell’attento lavoro svolto ogni giorno dall’Arma sul territorio. Anche nel settore della tutela dei beni culturali”.
Le conclusioni
La tutela del patrimonio culturale è un’operazione complessa e articolata, ma fondamentale per mantenere viva la storia e la memoria di uno Stato e delle comunità che lo costituiscono.

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