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Un carcere nell’ex Acna? La proposta torna in auge

E’ tornata d’attualità, in questa ultime settimane, la proposta di insediare nel sito ex Acna una struttura carceraria, attualmente assente in provincia di Savona dopo la chiusura del Sant’Agostino. Un’idea già espressa in passato dall’ex sindaco Sergio Marenco, ora rilanciata dallo stesso e caldeggiata dall’attuale primo cittadino Francesco Dotta: «Sono sempre stato favorevole alla realizzazione del carcere a Cengio. Ritengo sarebbe una risorsa e una grandissima opportunità di rilancio per il nostro paese, non a caso stiamo preparando tutta la documentazione ufficiale necessaria per candidarci». Sull’argomento, dal versante Piemontese, è intervenuto anche  Pier Giorgio Giacchino, ex sindaco di Camerana, nonché presidente dell’associazione Ala (ex lavoratori Acna). «La proposta di Syndial di riportare a Cengio un impianto produttivo (biodigestore ndr) non esiste. Anche con procedure avveniristiche, susciterebbe la contrarietà dell’intera valle. Il riutilizzo delle aree per un’attività di sport motoristico (come da me proposto nel 2003), o la realizzazione del carcere, invece, possono essere considerate buone idee».  «In particolare, l’insediamento di una casa circondariale porterebbe una valorizzazione del sistema edilizio dell’intera zona – prosegue – Inoltre, dopo aver speso 400 milioni per la bonifica, di cui il 31% di soldi pubblici, la destinazione dell’area per un servizio pubblico, a mio giudizio, sarebbe una soluzione coerente».

Diverso il parere dell’Associazione per la Rinascita della Valle Bormida, che per voce di Massimo Salamano, Mario Cauda, Massimo Trinchero e Roberto Meneghini sottolinea come: «E’ bene ricordare le conclusioni tratte dal Centro di Competenza Idrologicae Idrogeologica, rappresentato dall’ing. Carlo Cesio, per conto della Provincia di Savona, del 2014, che ribadiva come: “debba essere potenziato l’attuale sistema di emungimento al fine di evitare che l’acquifero sub-superficiale confinato in area A2 e A2 bis possa raggiungere livelli prossimi al piano di campagna”. L’area A2 bis è quella su cui insiste il depuratore. E aggiunge: “Si sottolinea che l’attuazione di quanto specificato in questa prima osservazione sia da ritenersi condizione minima e necessaria per poter almeno ipotizzare un riutilizzo, se pur parziale (limitato per ora alla sola zona A2), del sito.” In considerazione del fatto che tale relazione è di 4 anni successiva ai ‘collaudi’ (2010), che hanno… certificato la fruibilità dell’area A2, è evidente che pare esserci ancora molto, molto lavoro da fare. Per esempio, costruendo delle vere barriere a tenuta idraulica lungo tutto il lato ferrovia ed il lato portineria. A meno che Syndial non desideri per l’eternità presidiare il sito e depurarne i percolati».

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