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Trasparenza a tavola, Coldiretti Cuneo: bene il decreto contro le etichette ingannevoli

È arrivata la proroga dell’etichettatura d’origine: la tracciabilità è un valore aggiunto a tutela del Made in Cuneo

Coldiretti plaude alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del Decreto Interministeriale contro gli inganni del falso Made in Italy a tavola, che proroga al 31 dicembre 2022 l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza dell’ingrediente principale, dal latte ai derivati del pomodoro, dai formaggi ai salumi fino a riso e pasta.

Il provvedimento, firmato dai Ministri delle Politiche agricole e dello Sviluppo economico e fortemente sostenuto da Coldiretti, prevede che sia obbligatorio indicare sulle etichette la provenienza dei principali alimenti per consentire scelte di acquisto consapevoli in un momento in cui è importante sostenere l’economia e il lavoro nazionali.

Sarà così possibile – sottolinea Coldiretti Cuneo – distinguere la pasta ottenuta con grano duro italiano da quella con grano canadese trattato in preraccolta con il glifosato secondo modalità vietate in Italia. Ma anche smascherare i salumi prodotti con carne di suino proveniente da Belgio o Olanda rispetto a quelli allevati in Italia o ancora il concentrato di pomodoro cinese da quello Made in Italy.

“Il provvedimento rappresenta un passo determinante per impedire che vengano spacciati come locali cibi di bassa qualità, provenienti dall’estero, che non rispettano i rigidi paramenti dei controlli nazionali. L’Italia, leader europeo nella qualità, ha il dovere di fare da apripista nelle politiche alimentari dell’UE e portare sul mercato il valore aggiunto della tracciabilità, venendo incontro alle richieste dei consumatori” dichiara Roberto Moncalvo, Delegato Confederale di Coldiretti Cuneo.

“Il Decreto garantisce trasparenza sulla reale origine di prodotti base della dieta degli italiani che rappresentano circa ¾ della spesa, ma il nostro impegno a tutela della trasparenza a tavola – assicura Fabiano Porcu, Direttore di Coldiretti Cuneo – non finisce qui: resta ancora anonima l’origine dei legumi in scatola, della frutta nella marmellata o nei succhi, del grano impiegato nel pane, in biscotti o grissini senza dimenticare la carne o il pesce venduti nei ristoranti”.

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