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L’Italia brucia. Prevenire è possibile, si punti sulla pianificazione boschiva

Proseguono da giorni le attività dei Vigili del Fuoco su tutto il territorio nazionale. Centinaia di ettari di bosco vanno quotidianamente persi. Senza considerare i danni per la fauna boschiva.

Alle incontrollabili variazioni climatiche, si aggiungono purtroppo l’irresponsabilità e la spregiudicatezza di alcuni e la negligenza nella prevenzione e nelle azioni di difesa territoriale.

In più, come già accaduto in occasione dell’emergenza pandemica, vengono all’evidenza alcuni problemi strutturali per anni colpevolmente ignorati. La carenza di organico dei Vigili del Fuoco, ad esempio, è questione che non può più essere rinviata. L’Unione europea sollecita, per le attività di soccorso urgente, la presenza di almeno un vigile del fuoco ogni 1.500 abitanti. In Italia, se ne conta uno ogni 15.000. Un numero lontano dagli standard richiesti, ma soprattutto altamente inadeguato a far fronte alle esigenze, di recupero ma anche di supervisione, monitoraggio e prevenzione.

Eppure, per quanto il momento sia drammatico, non v’è nulla di troppo diverso da quanto già accaduto negli anni scorsi.

Nulla di imprevisto o imprevedibile.

L’estate più calda degli ultimi 50 anni è stata quella del 2003, e la seconda quella del 2020. Ora è pressoché certo che quella attuale supererà le precedenti. Fa riflettere anche che nel 2021 è andato bruciato il triplo degli ettari di bosco del 2020 ed è altamente probabile che quest’anno si raggiungerà un triste primato.

Dati ufficiali, noti e agevolmente accessibili, ma inspiegabilmente ignorati, nell’attesa di una continua emergenza.

A fronte di disastri annunciati, si tende a minimizzare. Come sempre, è più semplice voltarsi dall’altra parte. Come sempre, vince il senso di impotenza. Con sacrificio della salute dei territori e grave impatto sul piano economico, ambientale e sociale.

Di fronte a questo quadro, la prevenzione non si deve ridurre a mera sorveglianza. Di fondamentale importanza è, tra l’altro, la pulizia dei boschi, che riduce la vegetazione fine e le sterpaglie, altamente infiammabili. Senza contare che, allo stato, solo il 20% del patrimonio forestale è soggetto a pianificazione; per il resto, i boschi sono lasciati a se stessi.

Sarebbe altresì opportuno:

– incrementare la selvicoltura preventiva, piantando specie vegetali più resistenti agli incendi boschivi, sempre nel rispetto della biodiversità dell’ecosistema;

– agevolare il dialogo tra i corpi nazionali coinvolti nella prevenzione e nella lotta attiva agli incendi, come protezione civile, vigili del fuoco e carabinieri forestali, tra i quali sarebbe opportuna una maggiore integrazione, atteso che, essendo molti i soggetti chiamati in causa, in una situazione di emergenza, il coordinamento diventa particolarmente complesso;

Meritocrazia Italia insiste nel sottolineare che è e resta fondamentale mettere al centro delle priorità la composizione di un sistema di tutela del territorio e dell’ambiente con pianificazione dell’intera estensione del patrimonio forestale.

Con l’auspicio di interventi che siano sempre di più frutto di competenze multidisciplinari, che da sole consentono di recepire tutti i segnali quando arrivano, per poter decidere nell’immediato e nell’immediato agire, in modo da operare in anticipo e prevenendo ciò che è evitabile.

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