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Il mondo dei malgari conta i danni del ciclone che ha devastato le Alpi del mare. La solidarietà degli allevatori 

CUNEO. La tempesta di inizio ottobre che ha devastato le Alpi del mare nei due versanti, italiano e francese, ha avuto pesanti conseguenze sui malgari alle prese con la demonticazione. Nell’alta valle Roya, dove un’enorme voragine ha inghiottito la strada del valico del Colle di Tenda, uno dei 22 “bergers” impegnati in alpeggio è stato dichiarato “scomparso”, portato via dalla catastrofica inondazione che ha distrutto i luoghi di pastorizia e fatto strage di capi di bestiame. E’ subito scattata la solidarietà fra i malgari che ha consentito a una mandria di duecento bovini di trovare riparo a Vernante dopo una lunga marcia nella notte da Casterino.

Ma a trovarsi in difficoltà sono stati anche gli allevatori ancora presenti nelle zone d’alpe sulle Marittime, dalle alture di Limone – dove il ciclone ha provocato un disastro mai visto – fino a Ormea.Spiega Battista Camisassa, capo area dell’Arap di Cuneo: “Stiamo raccogliendo   i dati che ci vengono via via segnalati dai malgari. La situazione è sicuramente grave, e la conta dei danni sarà lunga, considerando il numero di allevatori che hanno subito perdite di animali, mezzi e strutture”.

In effetti la più antica pratica zootecnica negli ultimi anni in Piemonte ha conosciuto un significativo rilancio. Secondo l’Arap, sono quasi 165 mila in tutto il Piemonte i capi bovini che lo scorso giugno hanno intrapreso la via della monticazione (centomila in provincia di Cuneo), cui vanno aggiunti i greggi di pecore e capre. L’Arap inoltre, da un paio di anni, ha preso in carico il piccolo ma dinamico sistema allevatoriale della Riviera, caratterizzato dalla presenza negli alpeggi che guardano il mare della razza bovina Piemontese e di altre razze bovine autoctone a limitata diffusione come la Cabannina e la Varzese-Ottonese.

Ma questo terribile 2020, già segnato dalla perdurante emergenza sanitaria, ha riservato una brutta sorpresa nella fase del “ritorno dall’alpe”, da sempre occasione di festa per i malgari che scendono dai pascoli. “In questo momento – sottolinea il presidente Arap Roberto Chialva – siamo vicini ai nostri allevatori così duramente provati e stiamo collaborando con tutte le istituzioni per dare il massimo di assistenza. Voglio ribadire che la monticazione è in primo luogo cura dell’ambiente montano e conservazione dei territori più fragili, nonché importante attività economica anche ai fini della salvaguardia della biodiversità”.

In questo quadro segnato dalla peggiore calamità naturale degli ultimi anni, una nota positiva giunge dagli allevatori che durante l’estate del Covid hanno avuto modo di creare un nuovo rapporto con la gente salita più numerosa agli alpeggi. Lo rivela il giovane malgaro Andrea Colombero di Moiola, in valle Stura, che per un fortunato destino è riuscito a calare la sua mandria da Mollières, sopra Isola 2000 in Francia, qualche ora prima che lassù scoppiasse il finimondo. “Abbiamo riscontrato un grande interessamento al nostro lavoro, e una concreta disponibilità ad acquistare i nostri formaggi ed apprezzare la qualità e la tipicità dei nostri prodotti. Speriamo che la tendenza trovi conferme in futuro”.

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Redazione Corriere

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