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    I rifiuti di Roma? In Piemonte. La Regione risponde alla richiesta di aiuto della Capitale

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    Il Piemonte si prepara a ricevere parte del gigantesco quantitativo di rifiuti prodotto ogni giorno dalla città di Roma, che la regione Lazio non riesce più a smaltire. Il piano allo studio, che ancora non ha ricevuto tuttavia l’ok dal Piemonte, prevede l’arrivo di 3.000 tonnellate di immondizia a settimana, da distribuire negli impianti della nostra regione. Una richiesta, quella arrivata da Roma, che dalle nostre parti ha fatto storcere non pochi nasi. «Abbiamo anche noi i nostri problemi con inceneritori e discariche insufficienti – lamentano gli oppositori – senza doversi far carico di risolvere i problemi altrui». Insomma, la Città Eterna rischia di essere sommersa dal suo stesso pattume e lancia un disperato sos alle regioni del nord. E la prima porta a cui è andata a bussare è stata proprio quella del Piemonte.

    A darne notizia è stato lo stesso assessore all’Ambiente della Giunta piemontese, Matteo Marnati, che si è anche affrettato a precisare che una decisione definitiva sull’eventuale accoglimento della richiesta non sia ancora stata presa. «L’Ama, la società che raccoglie e smaltisce i rifiuti di Roma, ha chiesto di poter conferire nella nostra regione 3.000 tonnellate di spazzatura a settimana – ha spiegato l’assessore – giustificando la richiesta con ragioni di “urgenza e indifferibilità” per la condizione di temporanea criticità dovuta alla mancata ripartenza dell’impianto di Malagrotta, che era andato a fuoco lo scorso mese di giugno. Sono passati sette mesi e da allora la situazione nella Capitale è ancora peggiorata». I rifiuti romani avrebbero dovuto essere conferiti al termovalorizzatore del Gerbido, nel comune torinese di Grugliasco, ma la società che gestisce l’impianto – contattata dalla Regione – ha già fatto sapere che non c’è possibilità. Numeri alla mano, per lavori di manutenzione sulla linea, attualmente l’impianto non può acquisire più di 100 tonnellate al giorno, 700 a settimana.

    Occorre anche considerare che questi trasferimenti di immondizia su e giù per l’Italia hanno un costo notevole, a carico comunque delle Regione che li ha prodotti. In questo caso, la spesa per la capitale sarebbe di 200 euro per ogni tonnellata di rifiuti conferita, senza naturalmente contare le spese di trasporto. Ovvio che, di fronte a questi problemi e a queste cifre, la gran parte dei piemontesi puntino il dito contro gli stessi romani, “artefici dei loro guai” per la bassa percentuale di differenziazione dell’immondizia. Una ovvia soluzione che contribuirebbe grandemente alla risoluzione del problema, con benefici tanto per il portafoglio quanto per l’ambiente. Considerazione che hanno permesso all’assessore Marnati di sottolineare, invece, la virtuosità dei piemontesi in tema di differenziazione. «Nel 2021 la regione ha superato l’obiettivo di differenziata del 65% e ha confermato la tendenza alla diminuzione dei rifiuti indifferenziati, calati dell’1,5%. La differenziata è salita infatti al 65,9% dal 64,5% dell’anno precedente, e ogni cittadino ha totalizzato circa 330 kg di rifiuti differenziati, contro i 310 del 2020.

    I dati – ha sottolineato ancora l’assessore – dimostrano che il lavoro che stiamo svolgendo insieme ai consorzi sta portando risultati sempre migliori». Nel 2021 i piemontesi hanno raccolto pro capite 70 chili di carta, 65 di organico, 42 di vetro, 33 di sfalci, e 33 di plastica. L’obiettivo del 65% di differenziata, previsto dalla normativa nazionale e dal piano regionale dei rifiuti, è superato da tutte le province tranne quelle di Alessandria e Torino, che arrivano rispettivamente al 62,5% e al 61,3%.

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