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Grande partecipazione a Villa Moffa a Bra per la messa celebrata da Don Francesco Buono

Cos’è che fa di un prete, un buon prete? Che sia la capacità di “spezzare la Parola”, di rendere prossimo quel Dio a volte così lontano e incomprensibile?

Forse il saper accogliere, ascoltare tutti, di un ascolto vero che ci fa sentire figli amati, non giudicati?

Avere l’abilità di parlare al cuore di ciascuno, qualunque situazione stia vivendo?

Ancora, potrebbe essere la voglia di prendersi cura di donne e uomini, accompagnarli nei momenti bui, come la perdita di un figlio e anche allora, quando parole non ce ne sono, saper forgiare parole di consolazione?

Essere una guida nella preghiera che nutre e dà speranza?

Il voler trovare il tempo per accompagnare, sostenere, custodire chi ne ha bisogno, anche se tutto ciò comporta un grande dispendio di energia?

In più, riempire l’oratorio di ragazzi, la chiesa di fedeli e radunare centinaia di persone per le catechesi?

Dalle parole del Santo Padre….” un buon sacerdote  dovrebbe diffondere serenità intorno a sé, anche nei momenti faticosi, trasmettendo la bellezza del rapporto con il Signore… Si diventa preti per stare in mezzo alla gente. Non sono filantropi o funzionari, ma padri e fratelli…”.

Bene, don Francesco è tutto questo e molto altro, poi se di cognome fa pure Buono, davvero non occorre aggiungere altro.

Lo ha inteso chiaramente la folla che ha partecipato lo scorso mercoledì alla celebrazione della messa per i Figli in Cielo, presso il centro Mariapoli Raggio di Luce.

Il sacerdote, giunto da Perugia, con un nutrito gruppo di ragazzi per una visita culturale e spirituale a Bra e a Torino, ha presentato il suo ultimo libro “Salto nella vita”.

La funzione è stata animata dalla cantoria di Bandito che ha trovato un perfetto accordo anche con il coro dei ragazzi perugini, entrando in sintonia con uno spirito cristiano genuino.

Grande forza che nasce dalla preghiera, ricchezza di contenuti, spirito di comunione, hanno unito i numerosi partecipanti in un grande abbraccio.

Forte intensità si è vissuta anche nella serata di adorazione di giovedì 29, animata da don Alberto Ravagnani, presso la Basilica di Santa Maria Ausiliatrice, che ha visto la partecipazione di dierse centinaia di giovani. Spirito della serata: l’accoglienza, la preghiera comune, la condivisione, l’accettazione del prossimo, il prendersi cura dell’altro. Tutto ciò diventa fonte di arricchimento e di fraternità, mentre la chiusura ed il rimanere arroccati sulle nostre difese portano inevitabilmente a un deserto dell’anima, ad un impoverimento e alla solitudine.

 

Un sincero ringraziamento a tutti coloro che hanno reso possibile tutto questo.

 

Antonella Fissore

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