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Zootecnia, Coldiretti Cuneo: “No al latte senza mucche e alla carne sintetica”

“Vendiamo veri formaggi, senza l’aiuto delle mucche!”. Sembrerebbe una battuta di un film di Mel Brooks, e farebbe anche sorridere se non fosse, in realtà, lo slogan di una startup israeliana che promette di creare un caseificio con zero bovini, nuovo simbolo dell’attacco alle stalle italiane e all’intero Made in Italy a tavola portato avanti dalle multinazionali del cibo. “Real dairy. No Cows” è infatti lo slogan che campeggia sul sito internet della Remilk, che dichiara l’intenzione di voler stravolgere il mercato con prodotti caseari creati in laboratorio. Il “latte senza mucche” è un prodotto artificiale che, secondo quanto afferma l’azienda, nasce copiando il gene responsabile della produzione delle proteine del latte nelle mucche e inserendolo nel lievito. Questo viene messo in dei fermentatori per produrre delle proteine del latte a cui verranno aggiunte in laboratorio vitamine, minerali, grassi e zuccheri non animali. Un’aggressione che, dietro belle parole come “salviamo il pianeta” e “sostenibilità, nasconde l’obiettivo di arrivare a produrre alimenti facendo progressivamente a meno degli animali, dei campi coltivati, degli agricoltori stessi.
“Che si tratti di latte senza mucche, carne sintetica o vino senz’alcol – dichiara Enrico Nada, Presidente di Coldiretti Cuneo – sono aggressive politiche di marketing adottate dalle multinazionali create ad hoc per disorientare e diffamare il nostro Made in Italy e Made in Granda e che rischiano di sfondare e aprire la strada a filiere ‘dal laboratorio alla tavola’ dove a rimetterci saranno gli agricoltori ed in salute i cittadini, a tutto vantaggio dei miliardari che sempre più numerosi foraggiano il cibo artificiale. La nostra Organizzazione, senza se e senza ma, è in difesa dei suoi allevatori, quotidianamente messi sotto scacco da problemi oggettivi, dall’aumento delle tariffe energetiche, a quello delle materie prime, senza considerare il balzo verso l’alto del carburante. Insidie che minano la zootecnia italiana, che vede nella Provincia di Cuneo un punto di forza, con produzioni d’eccellenza ovunque apprezzate”.
L’azienda, come rivelato da un articolo del magazine online ISRAEL21c, sarebbe pronta ad aprire in Danimarca una grande fabbrica dove produrre il finto latte, sostituendo oltre 50.000 vacche all’anno, e avviare l’invasione dei mercati europei, una volta ottenuto il via libera alla commercializzazione
Il nodo sarà capire come l’Unione Europea potrebbe accogliere la novità.
In passato la Corte di Giustizia UE si è pronunciata chiaramente contro l’utilizzo del termine “latte” per le bevande vegetali (ad esempio il latte di soia), ma l’attività di lobby all’interno delle istituzioni e gli investimenti nel campo della biologia sintetica stanno crescendo molto negli ultimi anni e i nomi più impegnati sono soprattutto noti per essere protagonisti del settore hitech e della nuova finanza mondiale, da Bill Gates (fondatore di Microsoft) ad Eric Schmidt (cofondatore di Google), da Peter Thiel (co-fondatore di PayPal) a Marc Andreessen (fondatore di Netscape), da Jerry Yang (co-fondatore di Yahoo!) a Vinod Khosla (Sun Microsystems). L’esempio più lampante è quello della carne artificiale dove solo nel 2020 sono stati investiti 366 milioni di dollari, con una crescita del 6.000% in 5 anni.
“Coldiretti assieme a Filiera Italia – sottolinea Fabiano Porcu, Direttore di Coldiretti Cuneo – ha smontato una dietro l’altra le bugie che si celano la presunta bistecca green, che in realtà non salva gli animali perché viene fabbricata sfruttando i feti delle mucche, non salva l’ambiente perché consuma più acqua ed energia di molti allevamenti tradizionali, non aiuta la salute perché non c’è garanzia che i prodotti chimici usati siano sicuri per il consumo alimentare, non è accessibile a tutti poiché per farla serve un bioreattore e non è neppure carne ma un prodotto sintetico e ingegnerizzato”.
“Coldiretti farà sentire la sua voce in Europa in difesa dei propri allevatori, ma per combattere la guerra del cibo di laboratorio – conclude il Presidente Nada – occorre anche la collaborazione del più prezioso alleato degli agricoltori: il consumatore, con la sua sensibilità per le cose buone ed il suo palato
Quanti più italiani continueranno a mangiare il vero prodotto Made in Italy coltivato nei nostri campi e a frequentare i mercati contadini, tanto più grandi saranno le chance di vincere questa battaglia.
L’alternativa è un futuro dove i menu saranno preparati nei laboratori chimici e le mucche le vedremo solo allo zoo. Non possiamo e non dobbiamo permetterlo”.

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