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Sulle colline infestate dall’Alianto: Quando una pianta rovina l’equilibrio…

Spesso ci preoccupiamo per le invasioni di insetti, di funghi e di protozoi che rovinano le nostre colture. Raramente pensiamo che esistono anche vegetali che possono fare altrettanto. In questo periodo di camminate, ma mi era già successo negli scorsi anni, mi stupisco di quanto sia proliferato un tipo di pianta che proviene dall’Estremo Oriente: l’Ailanto. Inizialmente era stato apprezzato perché cresce velocemente, non ha bisogno di terreni fertili e con le sue radici riduce il rischio di frane sulle nostre colline. Si moltiplica sia per seme che per via vegetativa tramite propaggini. Insomma mi è venuto il timore che possa ricoprire tutte le nostre colline a scapito delle specie autoctone dei nostri boschi. La biodiversità è indispensabile per la ricchezza di un territorio. Con questa noncuranza potremo ritrovarci in una situazione in cui, oltre a vigneti e noccioleti, saremo circondati da boschi di ailanto ovunque, senza più altre essenze che fino ad oggi hanno mantenuto un ecosistema equilibrato. Le sue radici producono, inoltre, una sostanza che inibisce lo sviluppo delle piante che la circondano. Chi deve occuparsi del contenimento di questa specie? Ormai cresce lungo le strade, sulle scarpate, lungo i binari della ferrovia e in ogni spazio poco controllato. Non basta sradicare o tagliare le piante quando sono piccole perchè ricrescono velocemente: è sufficiente che rimanga una piccola parte di radice per rivederla rispuntare l’anno successivo. Può arrivare a 25 metri di altezza in poco tempo. Molti di noi non sanno neppure come è fatta, ma si può trovare facilmente cercando su Internet la parola Ailanto.

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