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Scuola, si riparte tra mille incognite; provvedimenti diversi tra studenti vaccinati e non immunizzati

Salvo cambi dell’ultima ora, decisi quando il Corriere era già in stampa, questa mattina, le scuole piemontesi hanno riaperto i battenti dopo le vacanze natalizie. Nonostante l’Italia si ritrovi in pieno boom di contagi e buona parte di questi interessino proprio la popolazione in età scolastica, il ministro Patrizio Bianchi ha deciso che la didattica in presenza non sia in discussione. Nella nota tecnica di accompagnamento, il Ministero dell’Istruzione, infatti, ha scritto «che l’obiettivo principale è favorire la didattica in presenza, supportare il dirigente scolastico nelle iniziative da assumere in presenza di casi positivi Covid-19 in ambito scolastico. Rendere il più possibile omogenee a livello nazionale le misure di prevenzione da attuare. Promuovere il coordinamento tra scuola e autorità sanitarie locali per l’attuazione delle misure di sanità pubblica». Certo tra il dire e il fare c’è di mezzo la situazione sanitaria che è esplosiva. Quanti saranno oggi gli studenti positivi al covid e in quarantena? Quanti invece, asintomatici, porteranno questo dannato virus in aula contribuendo ad un’ulteriore recrudescenza della pandemia? Secondo stime effettuate su dati dell’Istituto superiore di Sanità, sarebbero oltre 300mila gli alunni attualmente positivi e almeno 20mila gli insegnanti a casa con il Covid. Gli effetti sulle lezioni, tuttavia, li scopriremo entro questa settimana, visto che la variante Omicron sta impazzando, con la sua contagiosità iperbolica e con il suo periodo di incubazione più breve rispetto alle altre 3-4 giorni. Al momento il Governo ha stabilito i nuovi protocolli che sono differenziati a seconda del ciclo di studi, ma che ricalcano quelli già in vigore. La normativa prescrive che, se la Asl non può intervenire, è il dirigente scolastico insieme al referente Covid a dover individuare i possibili “contatti scolastici” del caso positivo e a prescrivere le misure, seguendo le indicazioni contenute nel documento. La scuola deve poi comunicare le disposizioni da intraprendere agli studenti (o ai genitori, in caso di minorenni) e agli insegnanti che sono venuti a contatto con il positivo entro le 48 ore precedenti l’insorgenza dei sintomi o l’esecuzione del tampone. Il referente Covid deve comunicare alla Asl le misure adottate.

Cosa succede con un solo caso? I compagni dello studente (o del docente) positivo devono fare il “tampone 0”, cioè prima possibile. Rientrano subito in classe se il risultato è negativo. Dopo, altri cinque fanno l’altro test confermativo. Per i docenti che hanno svolto attività in presenza nella classe dell’alunno positivo (o che hanno svolto attività in compresenza con il collega positivo) la situazione cambia. Se sono vaccinati fanno il test e restano a scuola, se non lo sono vanno in quarantena per 10 giorni anche se il primo test è negativo. Rientrano se il nuovo tampone dà il via libera.

Cosa succede con due casi? Qui intervengono alcune differenze tra vaccinati e non vaccinati. Gli alunni vaccinati o negativizzati negli ultimi 6 mesi proseguono la sorveglianza con i due test, a zero e cinque giorni. Quelli non vaccinati invece vanno in quarantena per 10 giorni anche se negativi al primo esame. Per i docenti si procede allo stesso modo (come già succedeva per un solo caso). Per primaria e secondaria di primo grado, visto che la platea dei vaccinati è ancora ridotta è prevista la dad di 10 giorni per tutti.

Cosa succede con tre o più casi? Alunni e docenti che hanno svolto attività in presenza, dopo aver fatto il primo tampone, anche se negativo, vanno in quarantena. L’isolamento dura 7 giorni per i vaccinati e 10 giorni per i non vaccinati. Prevista la didattica a distanza.

Come si distingue chi non è vaccinato? Questo è il vero interrogativo di questo periodo. Quale ragazzo si è sottoposto alla vaccinazione e quale, invece, ancora non si è immunizzato? I presidi, ovviamente, non possono in alcun modo saperlo e, tantomeno, possono svolgere indagini per scoprirlo senza violare la privacy. In linea teorica, dovrebbe spettare all’Asl, una volta comunicati i nominativi dei ragazzi, indicare chi potrà rientrare e chi invece dovrà restare in quarantena.

La didattica a distanza “mista” Se saranno confermati questi protocolli è chiaro che ci si ritroverà ad avere un certo numero di ragazzi in classe e altri in Dad. Una situazione che dal punto di vista dell’uniformità di servizio è davvero precaria e che ha già mostrato evidenti limiti, ancor più della didattica a distanza per tutti. Lo scenario è dunque molto complicato e preoccupa soprattutto i dirigenti, che da oggi sono chiamati in prima persona a garantire la sicurezza della ripresa. Così, la proposta di alcuni giorni fa, sottoscritta dal presidente dell’Anp, Antonello Giannelli, di ricominciare in Dad e restarci almeno fino al 1° febbraio, è diventata una lettera-appello al presidente del Consiglio, Mario Draghi, sottoscritta in poche ore da oltre 1.800 colleghi di Giannelli.

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