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Montà celebra con la ‘Cavatura e la Cerca del tartufo’ da oggi Patrimonio culturale immateriale UNESCO

La ‘Cerca e della cavatura del tartufo in Italia: conoscenze e pratiche tradizionali’ è ufficialmente iscritta nella lista UNESCO del Patrimonio culturale immateriale. La decisione è stata comunicata giovedì 16 dicembre a seguito del pronunciamento del Comitato intergovernativo UNESCO.

La ‘Cerca e cavatura del Tartufo in Italia’ rappresenta un patrimonio culturale immateriale di conoscenze e pratiche tramandate oralmente per secoli che caratterizzano la vita rurale dei tartufai nei territori tartufigeni italiani. Un patrimonio di conoscenze vaste, incentrate sulla profonda conoscenza dell’ambiente naturale e dell’ecosistema, che enfatizza il rapporto tra uomo e animale, riunendo le competenze del tartufaio e quelle del cane con la sua capacità olfattiva, di cui l’uomo è abile addestratore e con il quale crea un rapporto simbiotico. Una tradizione antica che racconta di una pratica che accomuna l’Italia dal Nord al Sud declinata secondo l’identità culturale locale, tramandata attraverso storie, aneddoti, pratiche e proverbi che raccontano di un sapere che riunisce vita rurale e tutela del territorio.

Montà celebra la figura del Trifolao, il cercatore di tartufi appunto, con la mostra diffusa Generazione T: un allestimento di 22 grandi pannelli murali che si snodano lungo l’asse centrale della città, da Piazza Vittorio Veneto sino al centro storico. Il percorso espositivo ricostruisce e vuole documentare il secolare, profondo rapporto che lega Montà al tartufo bianco d’Alba, focalizzandosi in particolare sul suo territorio e alla figura, quasi mitica, del Trifolao, il cercatore di tartufi, primo ‘anello’ della catena del commercio e vendita non solo ad Alba, ma in tutto il mondo del tuber magnatum pico.

Il percorso parte con i pannelli dedicati ai più importanti e riconosciuti trifolao della seconda metà del ‘900: figure che segnano ancora oggi storia e tradizioni della comunità; per proseguire documentando le famiglie di cercatori da almeno tre generazioni, infine si  sofferma sulle più svariate, e anche curiose, attestazioni documentali. Dai riferimenti del Casalis nel suo celebre Dizionario sulle caratteristiche più significative dei borghi dello Stato Sabaudo, alle poesie del poeta locale Carlo Cocito, agli studi effettuati nelle rocche dal CNR negli anni ’80 e ’90 del secolo scorso. E ancora, le prime insegne di rivendita di tartufi, i tanti premi puntualmente vinti alla Fiera di Alba, le molteplici iniziative di promozione che hanno visto trifolao montatesi protagonisti: dalla partecipazione alla trasmissione cult della RAI, Portobello, alle “cerche” organizzate negli States e alla Casa Bianca per i Presidenti USA, come Bill Clinton, alle manifestazioni locali. Un racconto a tutto tondo, che non risparmia l’accenno agli screzi e ai rancori tra trifolao in merito a posti dove trovare i tartufi (rò) e percorsi della cerca, i deterrenti, anche drastici, utilizzati dai proprietari dei boschi per impedirla; il racconto per immagini svela un mondo – ipogeo come il tubero stesso –  dove i riferimenti al tartufo compaiono addirittura negli epitaffi.

La mostra diffusa si colloca all’interno del calendario degli eventi dedicati al tartufo bianco, ed è anticipazione del Museo del tartufo – MUDET, per il quale con la Città di Alba si sta lavorando alacremente, sui due siti appunto di Alba e di Montà.

Ideato da Silvano Valsania con la collaborazione di Beppe Bertero, Piero Aloi e Andrea Giorio, il progetto è stato realizzato dal Comune di Montà grazie all’aiuto della Regione Piemonte, della Fondazione CRC, dell’Ecomuseo delle Rocche del Roero e della Fondazione Casa del Tartufo Bianco d’Alba. Il concept ed il progetto grafico si devono a Hellobarrio; la stampa e l’installazione sono di Stampatello.

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