BRACultura e Spettacoli

Mirco Mariani: vi racconto io gli Extraliscio

Intervista esclusiva al frontman della band di Punk da Balera, ospite a Bra per Attraverso Festival

Dopo il successo al 71° Festival di Sanremo con il brano “Bianca Luce Nera” (musica di Mirco Mariani, testo di Mirco Mariani, Pacifico e Elisabetta Sgarbi), continua la missione degli Extraliscio di contaminare la musica della Romagna che ha fatto ballare intere generazioni con le chitarre noise, l’elettronica, il rock, il pop in un’esplosione di suoni, ironia e libertà. Venerdì 6 agosto li vedremo sul palco di Attraverso Festival per un concerto da non perdere.

L’eclettico gruppo è formato da Mirco Mariani, che si avvale della collaborazione della star del liscio Moreno Il Biondo Conficconi (voce, clarinetto e tastiere) e dalla “Voce di Romagna mia nel mondo” Mauro Ferrara (voce). Nel corso del tour, al fianco del trio suonano Alfredo Nuti (chitarra e basso), Enrico Milli (tromba e fisarmonica), Roberto Forti (batteria) e Fiorenzo Tassinari (sassofono).

A spiegare cosa sarà lo spettacolo in programma in piazza Caduti per la libertà a Bra è il “front-man” Mirco Mariani, che abbiamo raggiunto telefonicamente.

Buongiorno Mirco. Cosa dovranno aspettarsi gli spettatori dal vostro spettacolo?

«Proporremo quello che stiamo facendo in questi giorni nel tour estivo. In questi giorni – racconta Mirco – stiamo scoprendo gli Extraliscio dal vivo e ci accorgiamo che siamo una band che regala un’allegria contagiosa. Si tratta della parte più bella di questa avventura che è partita da un genere musicale festoso, quale è il liscio, che noi abbiamo contaminato con una sorta di pazzia controllata, che abbiamo chiamato “Punk da Balera”. La base è la musica ballabile, ma noi abbiamo aggiunto l’imprevedibilità. Sebbene prima di salire sul palco venga decisa una scaletta, molto spesso le cose cambiano. Basti pensare ad uno degli ultimi spettacoli, in cui si è creata una sorta di connessione con due ragazze del pubblico, che alla fine sono salite al nostro fianco a suonare. Noi lo chiamiamo uno spettacolo conviviale, in cui il divertimento è la prima regola».

Hai citato il Punk da Balera, ce ne vuoi parlare in poche parole?

«L’idea era quella di riportare il liscio ai giovani. Quando incontrai per la prima volta Moreno il Biondo, ci dicemmo che era un progetto strano, visto che questo genere non piace più nemmeno ai vecchi. Non è stato facile metterci mano, ma quando Mauro Ferrara, si inginocchiò ai miei piedi, facendo le corna, come una rock-star capimmo che stava per nascere qualcosa. In quel momento non lo capivamo nemmeno noi, ma le sensazioni erano buone. Il concetto era accompagnare il liscio con gli strumenti che custodisco nella mia collezione privata di Bologna. Non sappiamo se è stato un incontro o uno scontro, ma in quel momento è nato il punk da balera. L’abbiamo chiamato così perché, quando canta uno come Mauro, anche se io l’accompagno con una chitarra scordata, alla fine vince lui e questo è punk».

Come è stato possibile che un musicista underground come sei tu sia riuscito ad abbracciare un genere che più popolare di così si muore? In pratica sei un indie che si è messo a fare pop…

«Hai detto una cosa giustissima. Il nostro è un progetto improbabile. Io non avrei mai messo in piedi una cosa simile e tantomeno con Ferrara, che ha all’attivo 50 anni di balera. Non si tratta di idiosincrasia per il lisco, intendiamoci, ma semplicemente perché non abbiamo argomentazioni su cui discutere. Non siamo vecchi amici da bar e non condividiamo nemmeno la passione per il calcio. Però quando saliamo sul palco scatta una molla che ci coinvolge. Solo in questo modo la nostra proposta diventa probabile e ci fa vivere un sogno incredibile. Il fatto che un giorno sì ed uno no facciamo un concerto, ci fa capire la bellezza di tutto questo».

Ritorniamo a Sanremo. Siete riusciti in un colpo solo a riportare Casadei al Festival dopo oltre 50 anni e a trascinare sul palco anche quel Davide Toffolo dei Tre allegri ragazzi morti, che è quanto di più lontano dalla kermesse rivierasca. Come ci siete riusciti?

«Beh intanto solo l’edizione del Covid, ci ha consentito di andare al Festival, probabilmente in qualsiasi altro anno non ci avrebbero mai ammesso. Io e Davide ci consideriamo fratelli. Ci sentiamo spessissimo e ci consideriamo antichi e lontani anni luce dal concetto musicale di oggi. In questo senso apprezziamo la tradizione del Festival, che deve continuare a vivere così com’è. Lui non ha esitato ad accettare questo invito. Ma tutta la band ha vissuto un sogno, basti pensare che Mauro Ferrara ha raggiunto il traguardo di una vita, Moreno il Biondo ha sempre preso ferie nella settimana del Festival per andare fuori dall’Ariston. Per me, dico la verità, non è mai stato un sogno, visto che vengo da 15 anni di musica incomprensibile, che nei concerti diverte solo noi. Quindi ho cercato di fare mia l’emozione vissuta da Moreno e Mauro».

Adesso che siete sul mercato, cosa vedete nel prossimo futuro?

«Dico sinceramente, non lo so. Per fare un parallelismo dico che quando uno è povero, riesce a vivere con quello che ha, ma quando inizia ad avere i soldi, ne vorrebbe sempre di più. Ecco questa avventura la considero una sorta di droga di cui non posso fare a meno. Ora che abbiamo capito che il sogno sta diventando una realtà, non nego che siamo ansiosi di girare l’angolo per vedere se ci fossero altri sogni da vivere. Per ora va bene così, ma potrebbe arrivare un tour invernale nelle balere. Ci sono dei locali che sono meravigliosi, sarebbe bello restituire loro quella dignità andata persa. Far vedere al mondo questi teatri con le poltroncine in simil pelle. Ci piacerebbe anche uscire dall’Italia, perché potrebbe essere la cosa più grande che potrebbe accadere al nostro progetto, vista l’accoglienza degli artisti italiani in paesi come per esempio la Polonia».

In fondo il passo più difficile l’avete fatto, cosa costa sognare?

«Guarda, per me che vivo di musica da tutta la vita, questo successo è il frutto di una fortuna sfacciata. Ho affrontato questo progetto in modo totalmente scherzoso, non credendoci davvero. Poi mi sono reso conto di essere sul palco con musicisti da 350 concerti all’anno, da cui c’era solo da imparare. Questa bravura sta venendo fuori, me ne accordo dal boato del pubblico, quando ascolta i virtuosismi musicali di chi è al mio fianco. Oh probabilmente hai ragione tu, il difficile l’abbiamo fatto, ora speriamo in un altro giro di manovella per fare in modo che questo sogno non finisca mai».

Appuntamento, dunque alle ore 21 in piazza Caduti per la Libertà a Bra.

Per informazioni e prevendite visitare il sito www.attraversofestival.it.

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