Le telecamere della Rai tra i detenuti della Rems braidese

Rai 3 nel Tgr Piemonte di lunedì scorso ha mandato in onda un servizio sulla Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza) di Bra. Una struttura che al suo avvio nella sede della clinica “S. Michele”, nell’omonima via appena fuori dal centro storico, aveva fatto di­scutere e suscitato timori. Anche per un paio di episodi di fuga di condannati per gravi colpe non punibili col carcere per l’incapacità di intendere e volere riconosciuta ai suoi autori. Il giudice li invia alle Rems dove – introduce Matteo Spicuglia, il giornalista autore del servizio – «convivono abisso e speranza».

Le Rems hanno sostituito nel 2015 gli ex manicomi criminali già trasformati in ospedali psichiatrici giudiziari. In Piemonte ce ne sono due, l’altra è a S. Maurizio Canavese (To). Abisso e speranza: quelle di chi ha ucciso o commesso reati spinto dalla malattia mentale e ora provare a costruire una normalità insieme a quanti di lui si prendono cura. Lo psichiatra Luca Patria: «L’attività principale nostra è riabilitativa, usiamo molto gli strumenti di psicoterapia e cerchiamo anche di guidarli (la ventina di pazienti, ndr) a una forma di riscatto». La “San Michele” organizza attività interne come laboratori, ed esterne. Uno degli internati intervistati dalla Rai racconta del suo volontariato a un maneggio, a un orto e alla Caritas. E’ giovane e dichiara di avere altri 10 anni da scontare. Spicuglia gli chiede: «Come immagina la vita fuori un domani, qual è il suo sogno?». Risponde: «Avere un posto fisso».

La responsabile della Rems, dott.ssa Grazia Ala: «Queste persone hanno attraversato periodi in cui erano a rischio suicidio». Patria: «A un certo punto del loro percorso acquisiscono consapevolezza della gravità del reato e spesso sono preda di sensi di colpa». L’eco del male fatto con cui convivere, i fantasmi del di­sa­gio mentale tenuto sotto controllo. Fuori c’è il dolore sacro delle vittime, il pregiudizio di chi non sa, per alcuni anche una seconda possibilità – illumina ancora Spicuglia. La Rems, infatti, non è a vita. Per cui «si pensa sì alla libertà – dice un altro detenuto –, la libertà manca ma siamo qua, facciamo passare il tempo e la raggiungeremo».

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