«Allarme: Tanaro, Belbo e Bormida invasi da cormorani e pesci siluro»

La Federazione Pesca avvia un censimento e chiede piani di abbattimento ed eradicazione «Distruggono la nostra fauna ittica». Segnalati nel Tanaro siluri che raggiungono i 2 metri

Lungo le rive del Tanaro, del Belbo, del Bormida, ma anche nella rete di torrenti minori del nostro territorio, ha preso il via il censimento dei cormorani organizzato dalla delegazione cuneese della Fipsas, la Federazione Italiana Pesca Sportiva. Un lavoro che vede impegnati numerosi volontari e che dovrebbe concludersi entro qualche settimana, fornendo una stima sulla popolazione di questo grande pennuto, accusato dai pescatori di essere un vorace e impenitente mangiatore di pesci. Ma non è soltanto nei confronti di questo uccello che si concentrano le ire della Fipsas. «Oggi, le acque dei nostri fiumi e torrenti sono più pulite di quanto lo erano vent’anni fa, eppure non assistiamo alla ripresa delle nostre specie ittiche. Questo, perchè la minaccia dell’inquinamento è stata sostituita da un pericolo ancora più insidioso: la presenza di due specie invasive oggi presenti in numero tale da farci definire la situazione catastrofica». Non usa mezze parole il responsabile dell’area cuneese della Federazione Italiana Pesca Sportiva, Giacomo Pellegrino, nel presentare la situazione dei nostri corsi d’acqua. «A causa di questi due predatori, molte specie di pesci sono fortemente ridotte, altre, come ad esempio l’anguilla o la trota marmorata, sono ormai quasi del tutto scomparse». E’ soprattutto il cormorano l’innocente “killer” su cui si concentrano maggiormente le ire dei pescatori. Per chi ancora non lo conoscesse, il cormorano è quel grosso uccello nero che si può facilmente osservare in volo sui corsi d’acqua, o posato su tronchi e massi lungo le rive nella sua caratteristica posizione ad ali spiegate, per asciugare il suo elegante piumaggio tra un’immersione di pesca e l’altra. «Questi uccelli non dedicano molto tempo alla ricerca del cibo perché sono pescatori eccezionali – ha spiegato il naturalista Franco Tassi – Nuotando sulla superficie dell’acqua, vi affondano a più riprese la testa per scovare le prede e afferrarle con una rapidità strabiliante. Può anche capitare che un uccello troppo vorace venga soffocato dall’enorme boccone: sono stati trovati diversi esemplari morti a causa della loro grande ingordigia. Ogni esemplare ingurgita, in media, tra i 400 e i 700 grammi di pesce al giorno, pari al 15-17% del suo peso, scegliendo in genere le prede più abbondanti e più facili da catturare nella sua zona di alimentazione. In particolare persici, pesci gatto, tinche e trote». Abilità evidentemente non apprezzate troppo dai pescatori nostrani, come spiega ancora Giacomo Pellegrino: «Siamo stati costretti a promuovere noi come Federazione un censimento, perchè le amministrazioni non si muovono. La nostra speranza è che, una volta dimostrata l’insostenibile concentrazione di cormorani, possano essere prese misure adeguate per il contenimento della specie. Vorrei ricordare, a questo proposito, che il nostro scopo non è tutelare la pesca, ma l’intero ecosistema fluviale, ripristinando un equilibrio naturale tra le nostre specie ittiche autoctone». E per quanto riguarda il pesce siluro? «Per questa specie la situazione, per fortuna, non è ancora così grave. Anche se potrebbe diventarlo se non saranno presi i dovuti provvedimenti». Alla voce “pesce siluro”, il dizionario recita testuale: “Specie originaria dell’est Europa, introdotta negli anni ‘50 in tutto il continente. Oggi il siluro è diffuso in quasi tutti i corsi d’acqua e a causa della sua voracità rappresenta una minaccia per tutte le altre specie ittiche”. «Dire che è vorace è dire poco – sottolinea Pellegrino – questo pesce può raggiungere dimensioni eccezionali: gli esemplari più grandi che abbiamo pescato sfioravano i due metri di lunghezza e i 100 kg di peso. Dimensioni che ne fanno uno dei predatori più micidiali del nostro ecosistema, in grado di predare non solo i pesci, ma addirittura le anatre e gli uccelli acquatici. Vederli all’attacco è spaventoso». Al momento, tuttavia, non esistono piani di eradicazione: «Semplicemente – conclude il responsabile della Federazione Pesca Sportiva – ai pescatori diamo l’indicazione di uccidere ogni esemplare pescato anzichè rimetterlo in libertà. Per il bene di tutti gli altri pesci…».

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