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Alla scoperta degli ultimi ghiacciai del Piemonte

I ghiacciai piemontesi, come in quasi tutto il mondo, stanno subendo una fase di contrazione e riduzione sia di superficie che di volume. Le nevicate sempre più ridotte e le temperature dell’atmosfera sempre più calde anche in quota accelerano il processo di fusione delle masse glaciali.

I dati della campagna glaciologica condotta dal Comitato Glaciologio Italiano (CGI) nel 2021 confermano la tendenza dei ghiacciai ad una marcata contrazione, che ormai si protrae da un trentennio ma che, negli ultimi 15 anni, sembra aver subito un’ulteriore accelerazione. Le straordinarie trasformazioni subite dai ghiacciai piemontesi, segnati da una marcata riduzione areale e di spessore e dall’aumento della copertura detritica, fino a giungere talora alla definitiva estinzione, rendono di anno in anno più complessa l’attività di monitoraggio.

L’assenza della copertura nevosa stagionale e pluriannuale consente tuttavia di osservare l’estensione e le caratteristiche superficiali dei ghiacciai, in molti casi di piccole o piccolissime dimensioni. È il caso degli ultimi ghiacciai della Val di Susa, recentemente osservati nel corso dei sopralluoghi che Arpa Piemonte sta conducendo al fine di valutare l’evoluzione delle aree glacializzate della nostra regione.

In particolare, sono stati osservati i lembi residuali delle testate dei ghiacciai Galambra e Fourneaux, considerati da alcuni anni ormai estinti. Nel caso del Galambra si tratta di fatto di 2 o 3 modesti glacio-nevati “resistenti” a ridosso delle pareti rocciose nel settore di cresta, mentre nel caso del ghiacciaio dei Fourneax il ghiaccio affiora al di sotto del detrito alla base della parete rocciosa che lo sovrasta. Le acque di fusione di entrambi i ghiacciai alimentano dei laghi proglaciali di piccole dimensioni, proseguendo poi lungo il reticolo idrografico superficiale a valle. Le acque torbide del ghiacciaio dei Fourneaux si infiltrano dapprima nel detrito della estesa morena per riaffiorare successivamente limpide alla testata del rock glacier attivo (cioè un corpo detritico potenzialmente contenente ghiaccio legato alla presenza di condizioni di permafrost) che si trova a valle della morena stessa.

L’acqua di fusione dei ghiacciai e del ghiaccio contenuto nel permafrost in degradazione risulta molto importante per il bilancio idrologico e l’equilibrio degli ecosistemi di alta quota, segnati da un’annata particolarmente critica a causa della prolungata siccità. Arpa Piemonte è impegnata anche su questo fronte e nell’ambito del progetto Interreg Italia-Svizzera “Reservaqua” è in corso di definizione un modello geologico-idrogeologico sia del settore alpino di confine Piemonte-Valle d’Aosta-Vallese svizzero, sia dei rock glacier.

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