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A Villa Tornaforte si parla di “Economie di guerra, crisi energetica e transizione ecologica”

Nell’ambito degli “Advanced Studies in Business Economics and Culture”, la storica dimora nobiliare Villa Tornaforte di Cuneo, sede dell’Aragno Humanities Forum, ospita martedì 26 luglio, alle 17.30, l’incontro “Economie di guerra, crisi energetica e transizione ecologica. Un più ampio ruolo dell’impresa”. Dialogano sul tema, Antonio Gozzi, Presidente di Federacciai, Federazione Imprese Siderurgiche Italiane, nonché Presidente di Duferco Italia Holding, e Pierfranco Pellizzetti, Vicedirettore di MicroMega: rivista di approfondimento culturale e politico.
Il pensiero di Gozzi
Antonio Gozzi, oltre a guidare Federacciai, è presidente del gruppo Duferco: una holding internazionale che ha operato a lungo prevalentemente nel settore siderurgico, ma che, nel corso degli anni, ha sviluppato business diversificati in più settori: energia; logistica; trasporto e ambiente. Dice Gozzi, con una sintesi “semplice e cruda”: “Le economie di guerra producono all’interno del sistema imprenditoriale italiano una crisi energetica senza pari. Nel 2022, a causa della crisi energetica ci sarà per il sistema industriale del nostro Paese un extra costo di circa 50 miliardi di euro, che significano 50 miliardi in meno di investimenti”.
Da un calcolo, l’industria manifatturiera italiana vedrà passare la bolletta di circa 11 miliardi di euro del 2019 a quella di 60 miliardi da pagare alla fine di quest’anno.
Come può avvenire la transizione energetica ed ecologica
Afferma Gozzi: “Intorno a me vedo uno sforzo immane che impegna anche le imprese nella transizione energetica ed ecologica. Si tratta – come dice il già ministro del Governo Draghi, Cingolani – di un processo estremamente complesso e di natura tridimensionale, che tocca la giustizia sociale e il lavoro. Non si può modificare tutto in un giorno e vanno create le condizioni infrastrutturali e tecnologiche, bisogna far crescere il mercato della domanda e cambiare il modello produttivo e industriale, ma dobbiamo farlo in modo sostenibile. E la sostenibilità è anche garantire il lavoro in quelle imprese più impattate dal processo di transizione”.
Un esempio
Gozzi: “Il genio italiano, i nostri politecnici, le nostre aziende impiantistiche hanno lanciato da decenni una tecnologia che, a parità di acciaio prodotto con il rottame ferroso al posto del minerale di ferro e del carbone, richiede un investimento in impianti fissi enormemente inferiore a quello della siderurgia a ciclo integrale. In un Paese con pochi capitali, senza materie prime e con poca energia si trattava di una tecnologia “appropriata” perché consentiva di fare l’acciaio con investimenti modesti, riutilizzare il rottame ferroso abbondante dopo la Prima Guerra Mondiale e usare l’energia idroelettrica disponibile nelle valli prealpine”.
Cosa ha voluto dire per il nostro Paese? “E’ stato un esempio fantastico di spirito di inventiva e di adattamento del proto-capitalismo italiano alle condizioni esistenti. L’intelligenza e l’efficienza di quel capitalismo nascente ci regala oggi un assetto industriale che tutto il mondo ci invidia perché proiettato in tempi non sospetti, e senza saperlo, verso un’economia circolare e una produzione di acciaio quasi completamente decarbonizzata”.
Per partecipare all’incontro
Per partecipare all’incontro è necessaria la prenotazione, nel limite dei posti disponibili, inviando la richiesta alla mail info@ninoaragnoeditore.it.

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