dal PiemonteAttualità

Vitigni resistenti: in Piemonte arriva il via libera all’impianto

Fleurtai, Sorelì, Sauvignon Rytos e Cabernet Volos: sono queste le prime quattro varietà resistenti che si potranno coltivare in Piemonte. Le prime tre sono a bacca bianca, l’ultima a bacca rossa. Il Tavolo tecnico regionale ha approvato “in osservazione” queste quattro cultivar e, non appena arriverà la determina da parte della Regione Piemonte, potranno essere messe a dimora, coltivate e destinate a produrre vino da commercializzare. Poiché la normativa nazionale consente la produzione di “vini resistenti” solo nelle tipologie Igt e Tavola, nella nostra regione (che non ha disciplinari Igt) potranno essere vinificati solo vini da tavola. Il fatto che queste varietà siano in prova, significa che dovranno essere monitorate nel tempo e, se per caso emergessero problematiche, sarebbe imposto immediatamente l’espianto a spese del produttore che sta seguendo la produzione. Ma cosa sono le varietà resistenti? Di questo argomento il Corriere ha parlato a più riprese. Si tratta di viti che hanno una certa propensione a resistere a due parassiti fungini: peronospora e oidio. Poiché i trattamenti per combattere queste malattie hanno un grande impatto ambientale ed economico e indubbio che avere varietà resistenti implichi interessanti prospettive. Il vero limite è la denominazione. Non esistono varietà storiche resistenti, visto che queste viti sono ottenuti tramite fecondazioni incrociate. Per chi non fosse avvezzo alla tecnica gli stami (organi maschili) vengono castrati e il gineceo viene fecondato con polline proveniente da altre specie di vite (non vinifera) resistenti. Le piante più promettenti, che danno origine a uva di un certo interesse, vengono poi coltivate su vasta scala, con l’obiettivo di vinificarle e valutare il prodotto finale. La Scuola Enologica di Alba, da ormai 5 anni ha un vigneto sperimentale con ben 14 varietà di origine internazionale e la sperimentazione viene seguita dai docenti e da alcuni allievi, che possono operare in un laboratorio sperimentale di microvinificazione, diretto dal professor Marco Reinotti. I risultati di questa sperimentazione, uniti a quelli ottenuti da altri due enti Agrion Tenuta Cannona e Università di Torino vengono trasmessi al dossier regionale, con l’obiettivo di valutare le varie cultivar. Alcuni risultati sono interessanti ed infatti le sopracitate varietà potranno iniziare la produzione. In altre regioni (il Friuli grazie ai vivai Rauscedo e l’Università di Udine che sono stati i pionieri della sperimentazione) si trovano già “vini resistenti” in commercio.

Fleurtai, Sorelì, Sauvignon Rytos e Cabernet Volos: sono queste le prime quattro varietà resistenti che si potranno coltivare in Piemonte. Le prime tre sono a bacca bianca, l’ultima a bacca rossa. Il Tavolo tecnico regionale ha approvato “in osservazione” queste quattro cultivar e, non appena arriverà la determina da parte della Regione Piemonte, potranno essere messe a dimora, coltivate e destinate a produrre vino da commercializzare. Poiché la normativa nazionale consente la produzione di “vini resistenti” solo nelle tipologie Igt e Tavola, nella nostra regione (che non ha disciplinari Igt) potranno essere vinificati solo vini da tavola. Il fatto che queste varietà siano in prova, significa che dovranno essere monitorate nel tempo e, se per caso emergessero problematiche, sarebbe imposto immediatamente l’espianto a spese del produttore che sta seguendo la produzione. Ma cosa sono le varietà resistenti? Di questo argomento il Corriere ha parlato a più riprese. Si tratta di viti che hanno una certa propensione a resistere a due parassiti fungini: peronospora e oidio. Poiché i trattamenti per combattere queste malattie hanno un grande impatto ambientale ed economico e indubbio che avere varietà resistenti implichi interessanti prospettive. Il vero limite è la denominazione. Non esistono varietà storiche resistenti, visto che queste viti sono ottenuti tramite fecondazioni incrociate. Per chi non fosse avvezzo alla tecnica gli stami (organi maschili) vengono castrati e il gineceo viene fecondato con polline proveniente da altre specie di vite (non vinifera) resistenti. Le piante più promettenti, che danno origine a uva di un certo interesse, vengono poi coltivate su vasta scala, con l’obiettivo di vinificarle e valutare il prodotto finale. La Scuola Enologica di Alba, da ormai 5 anni ha un vigneto sperimentale con ben 14 varietà di origine internazionale e la sperimentazione viene seguita dai docenti e da alcuni allievi, che possono operare in un laboratorio sperimentale di microvinificazione, diretto dal professor Marco Reinotti. I risultati di questa sperimentazione, uniti a quelli ottenuti da altri due enti Agrion Tenuta Cannona e Università di Torino vengono trasmessi al dossier regionale, con l’obiettivo di valutare le varie cultivar. Alcuni risultati sono interessanti ed infatti le sopracitate varietà potranno iniziare la produzione. In altre regioni (il Friuli grazie ai vivai Rauscedo e l’Università di Udine che sono stati i pionieri della sperimentazione) si trovano già “vini resistenti” in commercio.

Sponsorizzato

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Back to top button