Alla fine non si venderanno tartufi “stranieri”, almeno sulla carta. Il Mercato mondiale che si aprirà ufficialmente nel prossimo fine settimana sarà ancora limitato al Tuber magnatum locale, comunemente conosciuto come Tartufo Bianco d’Alba. A nulla è servito il tentativo di spallata della maggioranza, che avrebbe voluto ospitare nella Fiera albese, prodotti provenienti da altre regioni italiane, tramite la presenza di stand istituzionali, che avrebbero potuto commercializzare limitatissime quantità di prodotti “cavati” al di fuori del nostro territorio.
Senza entrare nel merito del dibattito, che ha visto contrapposti gli schieramenti consiliari di centrosinistra (favorevoli) e centrodestra (contrari), la scelta di rinunciare a questa possibilità mi sembra un tenero tentativo di negare ciò che tutti pensano, ma che nessuno proferisce: siamo sicuri che tutti i tartufi che arrivano sui banchi della Fiera siano autoctoni? Davvero il nostro territorio, sempre più vocato al vino e alle nocciole, ha ancora così tanti boschi tartufigeni da poter soddisfare la richiesta dei consumatori che affollano la Maddalena (e gli innumerevoli ristoranti del territorio) e degli importatori di mezzo mondo? Sarebbe davvero bello se fosse così, ma permettetemi di essere scettico.
Le trifole commercializzate sono sottoposte al vaglio della commissione incaricata dal Centro Nazionale Studi per il Tartufo, che le valuta dal punto di vista sensoriale. I giudici sono persone, sono esperti, ma non a tal punto da poter affermare con assoluta certezza la loro provenienza. Basta andare sul sito Tuber.it, che è la pagina istituzionale del Centro Studi per capirlo: «Il tartufo bianco d’Alba e il tartufo di Acqualagna fanno parte entrambi della stessa specie di tartufo. Secondo alcuni esperti è possibile distinguere il tartufo d’Alba perché leggermente più liscio e regolare rispetto al bianco di Acqualagna, più bitorzoluto. Questa affermazione, però, non ha alcun fondamento scientifico: i due tartufi sono identici e le differenze nell’aspetto dipendono in larga parte dalla conformazione del terreno, che può cambiare di molto anche nel giro di poche centinaia di metri». Viva il tartufo, da qualunque terra arrivi e buona Fiera a tutti!










