«Ho vinto la causa ma non mi ridaranno il seggio sottratto»

Esclusa ingiustamente. Dal Consiglio, si protesta Lorenza Balbo

Anche il Consiglio di Stato ha dato ragione a Lorenza Balbo, avvocato, figlia del comandante partigiano Poli (citato come Nord nel “Partigiano John­ny” di Fenoglio). Il Comune di S. Stefano Belbo è stato condannato a risarcirle le spese legali: 3.218,24 euro.Lo stesso Comune a giugno 2016 l’aveva dichiarata decaduta subito dopo l’elezione in Consiglio.

Anche questa fu una decisione – motivata dalla maggioranza con il rispetto della legge che esclude l’elezione di persone aventi liti pendenti col Comune – contestata dal gruppo di Balbo, la minoranza guidata da Andrea Bertelli. Egli protestò l’insussistenza dei motivi indicati come ostativi all’incarico alla collega e accusò la maggioranza di doppiopesismo, siccome  respinse altre eccezioni d’ineleggibilità sollevate riguardo a due suoi esponenti.

La causa in Tribunale ha riguardato un piccolo caso urbanistico-edilizio, una convenzione tra il Comune (precedente Amministrazione) e un privato per costruire sul confine di una proprietà della Balbo. Lei impugnò la convenzione al Tar e vinse. «Quando fui dichiarata decaduta non c’era lite pendente, come è stato scritto. Il Tar si era già espresso e l’appello al Consiglio di Stato risale a circa 6 mesi dopo» – ricorda. «Ovviamente non fui io a promuoverlo, ma il privato soccombente. E il Comune si costituì ancora dopo in suo appoggio».

Il rimborso stabilito dal giudice non restituirà a Balbo il seggio a cui i santostefanesi l’avevano destinata, passato al primo dei non eletti della sua lista, il commerciante Mauro Grasso. «M’è spiaciuto – conclude – ma proseguo per la mia strada, rispetto e correttezza verso tutti».

Il sindaco Luigi Genesio Icardi: «Non potevamo non votare la decadenza.Nulla di personale verso l’avv. Balbo, ma anche gli amministrativisti che consul­tam­mo rilevarono come la lite fosse pendente, avendo superato solo uno dei tre gradi di giudizio previsti.Non avessimo agito così, avremmo messo a rischio la legittimità dell’operato del Consiglio».