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Vino novello: ancora in calo la produzione

È stimata in circa 6 milioni di bottiglie la produzione di vino novello italiano, entrato in commercio ad inizio novembre, due settimane in anticipo rispetto al Beaujolais nouveau francese che è stato posto in vendita giovedì scorso. Leggero e con bouquet aromatico questo prodotto è stato inventato dal ricercatore francese Flanzy, che ha messo a punto la cosiddetta “macerazione carbonica” di grappoli integri di uve che vengono poi spremute a distanza di una decina di giorni per un vino delicato che di solito si attesta sugli 11 gradi ma che può raggiungere anche i 12. «La produzione del vino novello in Italia – spiega la Coldiretti – è iniziata verso la metà degli anni ’70, dopo che in Francia, considerata la madre dei novelli, i vignaioli francesi della zona di produzione del Beaoujolais, per superare una stasi di mercato, misero sul mercato il Beaoujolais nouveau, per rivalorizzare il loro vino prodotto con uve Gamay meno pregiate della Borgogna meridionale. Il vino novello Made in Italy è una produzione diffusa su tutta la penisola ma le aree geografiche con maggior produzione sono il Veneto, la Puglia, la Sicilia, la Toscana e l’Abruzzo. Le uve maggiormente utilizzate sono il Merlot, il Sangiovese, il Cabernet, il Barbera, il Nero d’Avola, il Teroldego e il Montepulciano. Se fino al secolo scorso era un prodotto atteso e di moda, negli ultimi decenni la richiesta è calata vertiginosamente, sia a causa della scarsa conservatività, sia per la qualità, che spesso non è eccelsa.

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