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Vinitaly 2019: chiusura in bellezza, ma non mancano le critiche

Anche il Vinitaly 2019 è andato in archivio. Per quattro giorni Verona Fiere è stato al centro del modo vitivinicolo con quella che è di fatto l’ultima rassegna internazionale di settore che si svolge in Italia. Gli oltre 600 produttori piemontesi sono ritornati a casa abbastanza soddisfatti dei risultati. Anche il Corriere ha fatto una visita al salone ed i pareri raccolti vanno tutti nella stessa direzione: quest’anno c’è stato un flusso minore di persone, ma in compenso chi è entrato nel padiglione n.10 l’ha fatto con l’obiettivo di firmare contratti e acquistare vini. Insomma produttori e buyer si sono incontrati con reciproca soddisfazione. La politica degli organizzatori che ha portato a 85 euro il prezzo del biglietto di ingresso e a 40 euro più Iva il costo degli inviti che le aziende acquistano e inviano ai propri clienti ha allontanato gli amanti della “ciucca” facile, anche se in molti ci hanno segnalato ancora la presenza di chi si presentava ai banchi chiedendo «Mi dia un bicchierino di rosso da tavola». Certo ci sono anche alcune voci fuori dal coro. C’è chi ci ha confessato candidamente che vorrebbe abbandonare Verona, magari cercando di potenziare manifestazioni locali (Nebbiolo Prima, Langhe e Roero Doc, Vinum, tanto per fare nomi) per portare gli appassionati direttamente ad Alba. Sono gli stessi che lamentano un progressivo aumento dei costi, senza che parallelamente siano migliorati i servizi.

A questo proposito anche noi ci sentiamo di cavalcare questa lamentela. Se il Vinitaly si vuole affermare come un evento di élite, solo per addetti ai lavori, perché i servizi offerti sono così scadenti? Abbiamo pranzato ad un self service nel padiglione del Veneto e ciò che ci è stato proposto non era degno nemmeno di una mensa dozzinale. Che dire dei panini, più simili a pezzi di plastica che a prodotti da forno?

Lo stesso dicasi per ciò che avviene all’esterno dei padiglioni: la viabilità è davvero caotica. Quest’anno ci siamo ritrovati in coda già a Desenzano. Anche le indicazioni autostradali che obbligavano a circumnavigazioni della città, paventando false chiusure dei caselli, e i parcheggi costosissimi ed insufficienti hanno reso questa trasferta davvero faticosa.

Insomma Verona è prontissima ad aumentare i prezzi, ma restia ad investire sulla logistica. Il monopolio fieristico del vino ha facilitato questa posizione dominante, che difficilmente sarà possibile mettere in discussione.

Vincenzo Nicolello

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