Vigneti sui versanti a nord? Una scelta forse troppo emotiva

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Il mondo del vino è in subbuglio. Un po’ come avviene nel decreto “Milleproroghe”, quando tra le righe ed i commi, vengono inseriti provvedimenti, che passando inosservati, vengono poi approvati ed entrano in vigore, senza l’adeguata discussione, la stessa cosa sta succedendo intorno ai due principali vini del nostro territorio: Barolo e Barbaresco. La nuova proposta di modifica del disciplinare, infatti, sostanzialmente indirizzata a limitare le zone di imbottigliamento, che dovrebbe avvenire soltanto nelle zone di origine è stata “arricchita” da altre proposte, che non piacciano affatto.

 

Una quarantina tra i principali produttori vitivinicoli delle Langhe, pur chiedendo chiesto che il provvedimento entri in vigore al più presto hanno alzato le barricate, su altri due provvedimenti che sono stati inseriti nella proposta di modifica del disciplinare. Stiamo parlando dell’interscambiabilità e reciprocità tra le due zone del Barolo e del Barbaresco per la vinificazione e l’imbottigliamento, ma anche della proposta di consentire la produzione del Barolo e Barbaresco dai versanti collinari posti a settentrione. Si tratta di due delibere molto differenti tra di loro. La prima, probabilmente, va incontro a quelle aziende, che possiedono vitigni in vari areali e attualmente sono costretti a separare la vinificazione e l’imbottigliamento di Barolo e Barbaresco, dirottandole in siti differenti, collocati rigorosamente nelle zone di produzione. Su questo tema i produttori non hanno espresso una pregiudiziale assoluta, anche se hanno ribadito la necessità di aprire un tavolo di confronto, prima di prendere ogni decisione. Ben diversa la portata della seconda delibera, che è forse figlia dell’attuale congiuntura climatica.

I Nebbioli da Barolo e Barbaresco attualmente crescono e maturano in quelli che sono i migliori versanti collinari, esposti verso sud-ovest. Se fino a qualche anno fa questo orientamento era l’ideale per produrre i vini migliori, oggi a causa del caldo e della siccità, iniziano ad affiorare i problemi di surmaturazione. La soluzione proposta in seno al disciplinare? Utilizzare anche altri versanti, che magari oggi sono coperti da boschi o da noccioleti. Su questo fronte la presa di posizione è netta: non ci sono sufficienti motivazioni scientifiche o semplici sperimentazioni che ci dicano se questa sia la strada giusta per il futuro. Non bisogna dimenticare, inoltre, che una scelta di questo tipo, cancellerebbe di fatto la biodiversità sulle nostre colline, che diventerebbero una immensa monocultura viticola. Insomma, se proprio si deve cambiare il disciplinare è meglio farlo a ragion veduta. Agire solo sull’onda emozionale, potrebbe portare ad un punto di non ritorno.

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