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Vezza d’Alba: una festa della donna solidale

Non sarà possibile fare la tradizionale cena, ma ci sarà un'iniziativa in favore di Prisca Ojok Auma

Ancora una volta sarà una Festa della Donna in “lock-down”. Esattamente un anno fa, Vezza d’Alba si apprestava ad ospitare Prisca Ojok Auma in occasione dell’8 marzo. Tutti sappiamo come è andata. Il Covid ha cancellato tutto e la stessa cosa succederà anche quest’anno.

«Tutto era stato predisposto – commentano le responsabili del comitato Festa della Donna di Vezza – . Eravamo pronte per la 29ª edizione della festa. Anche il menù della Cena dell’Amicizia era stato definito, così come era già stata lanciata la lotteria, che ogni anno devolve i proventi ad una “donna in gamba”. A Prisca sarebbe andata la nostra solidarietà. Noi non abbiamo dimenticato quella donna eccezionale e coraggiosa, che dall’Uganda è giunta in Italia per aiutare donne e bambini scampati ad un’atroce guerra civile. Noi speriamo che questa emergenza possa finire, in modo che Prisca ci possa raccontare della sua esperienza».

Un piccolo pezzo della sua storia vogliamo comunque raccontarvela noi. Forse non tutti sanno che in Uganda per ben 23 anni si è combattuta una terribile guerra civile, che ha trasformato oltre 30mila ragazzi in soldati. Al termine del conflitto, quei giovani uomini hanno trovato i loro villaggi vuoti e distrutti. Le loro sorelle e mamme erano sparite, perché trasferite in un centro comboniano di Kalongo, per farne schiave del sesso.

Da questa terribile situazione Prisca è sfuggita, raggiungendo l’Italia, grazie all’aiuto di una famiglia veneta. Lei non si è persa d’animo ed ha dato vita ad una serie di progetti destinati ad aiutare le donne ugandesi. Sono stati (e vengono) modellati abiti, creati accessori, calzature, prodotti profumi, che sono stati venduti per beneficenza. Le materie prime provengono direttamente dall’Uganda, dove le donne lavorano la terra, anche con l’ausilio di due trattori che sono arrivati dall’Italia grazie alla solidarietà. L’attività di Prisca spazia dall’istruzione alla sanità, dall’agricoltura all’accoglienza. Grazie al suo impegno in Uganda sono nati centri di formazione e di aiuto. Lei continua a fare la spola tra la sua città di adozione (Bassano del Grappa) e il Paese africano, portando i proventi raccolti nel corso di sfilate, mostre e mercati».

«In attesa di abbracciare Prisca – spiegano le donne del comitato vezzese – abbiamo deciso di aiutarla. Fino al 31 marzo sarà possibile lasciare un contributo anonimo, anche piccolo, nella buca della posta del Municipio. Tanti piccoli gesti, possono portare ad un grande risultato, quello di aiutare un popolo a costruire una vita migliore nel loro Paese di origine».

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