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Vezza d’Alba, Rio Borbore: la messa in sicurezza scatena l’ennesima discussione

Non c’è pace a Vezza. Questa volta è la messa in sicurezza della valle del Borbore e a scatenare l’ennesima discussione tra maggioranza e minoranza. Da un lato il gruppo Progetto per Vezza d’Alba, che si affida ad un lunghissimo post su Facebook per attaccare il progetto. Impossibile riportare tutto quanto, ma già dal titolo si evince chi sia il destinatario: il sindaco Carla Bonino: «Le uniche certezze al momento sono 12 anni persi dall’Amministrazione Bonino per un intervento che era stato definito “urgente” già nel 2008, cioè 14 anni fa; costi praticamente raddoppiati: il progetto del 2009 costava circa 2,6 milioni di euro mentre l’attuale dovrebbe costare oltre 5 milioni; pesanti disagi alla viabilità derivanti da una scelta progettuale già scartata oltre 20 anni fa; assoluta mancanza di informazioni da parte dell’Amministrazione: come detto l’ultima volta che il sindaco ha sentito la necessità di informare pubblicamente la popolazione dal progetto è stato il 21 luglio del 2010. Sono passati quasi 12 anni. Come consiglieri di minoranza siamo assolutamente favorevoli alla definitiva soluzione del problema; riteniamo però che i vezzesi – e soprattutto i residenti ed i titolari delle attività della frazione – meritino qualche informazione in più». La replica del sindaco è anch’essa molto articolata: «L’importo di cinque milioni di euro è stato determinato da un nuovo progetto approvato e finanziato interamente dal Ministero dell’Ambiente e la cui rendicontazione è seguita direttamente dalla Regione Piemonte. Dopo l’ alluvione del 1994, che aveva provocato ingenti danni sia ai privati che ai servizi pubblici, il Comune aveva già avuto importanti contributi per la messa in sicurezza del territorio. Ora il Borbore continua ad essere un pericolo pubblico ( le foto delle ultime ingenti piogge lo confermano) e per pubblica utilità è necessario intervenire. Purtroppo le troppe costruzioni a ridosso del rio e le molte coperture, ormai presenti,  richiedono di mettere in sicurezza tutti i cittadini e i loro beni». Dunque dopo la realizzazione di una scogliera che ha garantito la difesa spondale di destra in direzione Canale (valore 400mi­la euro), ora si pensa alle criticità dell’ intera vallata per «poter avviare lo sviluppo economico ed urbanistico che risultava ormai bloccato da anni dal vincolo idrogeologico – aggiunge la signora Bonino -. Infatti l’ area artigianale di Patarrone si stava “svuotando” e i nuovi insediamenti si erano orientati nella vicina Canale. Anche la rotatoria, progetto avviato con la Provincia, è finito in un cassetto in attesa dell’attuale investimento. A questo punto – conclude – realizzeremo i lavori nel migliore dei modi evitando di arrecare disagi sia alla viabilità che ai beni privati e pubblici collaborando con tutti gli Enti preposti. Realizzare quest’opera  porterà vantaggio economico a tutto il nostro territorio, unitamente alla sicurezza idraulica da tenere in primo piano, sbloccando gli attuali vincoli».

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