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VEZZA D’ALBA – «Il paese resta radicalizzato in vecchia mentalità sul turismo»

Gentile direttore,

negli ultimi decenni in Europa e non solo, abbiamo assistito a una evoluzione intesa come esperienza turistica, dove il sistema sociale si è modificato conformandosi a canoni basati sulle nuove strategie del mercato. Invece, Vezza d’Alba resta ancora radicalizzata ad una vecchia mentalità senza accorgersi che il mondo è già cambiato. Oggi potremmo parlare usando un termine legato alle nuove tecnologie come turismo 2.0 fatto di condivisione e di esperienze, come accrescimento culturale e mentale. In questo paese si ha paura di usare queste tecnologie facendosi pubblicità sui siti web all’estero rilanciando ad esempio il centro storico.

Ci sono poi, persone che non vogliono essere libere, ma sicure di non essere coinvolte in nulla, perciò si accodano al pensiero di chi li trascina, oltre ad avere paura di esporsi. Non abbiamo bisogno di vitelli d’oro, né di grandi maestri arrampicatori, e di persone che si fregiano di medaglie pur di apparire, la nostra società pullula di esempi simili. Cosa possiamo offrire ai pochi turisti in tran­si­­to se non un borgo trascurato da decenni, perché incapace di evolversi verso una realtà che punta sul suo recupero per creare turismo. La statura di una persona guida non si misura con il denaro o il potere, ma con l’amore che la spinge a elevarsi per il bene comune. Non siamo certo un esempio da imitare come una scrittrice anonima tempo fa sosteneva su questo giornale, e gareggiare per il borgo più bello, ahimè! In un mondo dove l’ambizione ha assunto livelli inquietanti la saggezza dovrebbe prevalere.

Si vive spesso di quello che ci viene raccontato da chi, a tutti i costi vuole emergere invece di usare la propria testa. A volte un piccolo ago può bucare qualche pallone gonfiato,chissà!

Gianfranco Cappello

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