Vendemmia 2023: per i tecnici piemontesi vale almeno 8 stelle

Cambia la griglia di valutazione, che viene espressa in “decimi” aumentando il numero di stelle assegnate

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La vendemmia 2023? Non è stata proprio il massimo, ma alla fine gli vengono assegnate 8 stelle. Già avete letto bene, anziché le solite 4 o 5 (che in passato rappresentavano il top della valutazione), questa volta si è passati ad 8, riformulando la griglia di valutazione, che ora è espressa in decimi. Un mero escamotage comunicativo, dunque, ha consentito di attirare l’attenzione di addetti ai lavori e appassionati sul mondo vitivinicolo piemontese. La scorsa settimana, nel “foyer” del grattacielo della Regione Piemonte a Torino, si è svolto il tradizionale appuntamento di Anteprima Vendemmia, organizzato da Vignaioli Piemontesi e Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte.

 

In platea un centinaio di persone, accorse per ascoltare le parole dei vari esperti, chiamati a raccontare la situazione. Si è partiti con l’andamento climatico, che ovviamente ha influenzato la qualità delle uve. Il 2023 è passato dalla siccità, al caldo, passando per eventi estremi e questo ha determinato una flessione produttiva in doppia cifra (-14%), ancora più accentuata rispetto alla media nazionale, dove ci si è fermati al -12%. Quella andata in archivio nello scorso autunno è stata un’annata particolarmente problematica dal punto di vista fitopatologico, con l’esplosione della Peronospora, che ha reso complicata la gestione del vigneto, specialmente per chi punta sul biologico. Sul fronte delle valutazioni il 2023 comunque viene classificata come molto buono in qualità: dalle analisi e valutazioni svolte costantemente dal servizio tecnico di Vignaioli Piemontesi, molti vitigni sono collocati tra le otto stelle (Arneis, Favorita, Nascetta, Dolcetto, Grignolino, Nebbiolo Alto Piemonte, Chardonnay) e le otto stelle e mezzo (Cortese, Erbaluce, Moscato bianco, Timorasso, Barbera, Brachetto, Nebbiolo (Langhe). Tre i picchi vicino all’eccellenza con nove stelle: Freisa, Pelaverga Piccolo, Ruchè.

Sette stelle e mezzo a Vespolina, Sauvignon Blanc, Pinot Nero. Ad una contrazione produttiva registrata, si affianca anche una contrazione delle vendite. Una congiuntura che ha lasciato inalterate le giacenze di cantina. L’Italia, va detto, dal punto di vista delle vendite oltre confine è andata meno peggio rispetto ai cugini francesi (che sono diventati i maggiori produttori mondiali). A fare le spese di questo calo delle vendite soprattutto i vini ad alto prezzo e tra questi lo champagne. Ironia della sorte, a fronte di una flessione importante delel vendite, per le bollicine francesi si è registrata una sostanziale tenuta sul fronte degli incassi. Mentre in Italia si è registrato il fenomeno opposto, con la tenuta della quantità e un calo sensibile sul fronte del fatturato.

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