Uscire dal tunnel dell’anoressia

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Non riesco a capire, non riesco a farmene una ragione, non è possibile andarsene così giovani». Le parole strozzate sono quelle di un padre, dirigente sportivo famoso: «Aveva tutto, un lavoro, la bellezza, la giovinezza: ma lei si è lasciata morire». Aveva 34 anni, Emanuela Perinetti, donna in carriera, brillante manager, considerata dal 2018 tra le 150 donne più influenti del mondo digital italiano. Emanuela soffriva di anoressia, un malessere he colpisce sempre più adolescenti e adulti di entrambi i sessi.

 

Il termine significa non solo mancanza di appetito, ma rifiuto del cibo, che è una dinamica più profonda. Michela Marzano parla dell’anoressia non come una malattia o un disturbo, ma come un “sintomo” che va ascoltato: «Si usa il corpo perché non si sono reperite le parole per dire ciò che non va». Per la studiosa italiana è importante considerare l’aspetto culturale, le immagini che vengono valorizzate dalla società in cui viviamo, ma ci tiene a precisare che ogni storia di anoressia è diversa dalle altre e quindi non esiste una ricetta unica. Esistono però delle costanti: sensibilità estrema al giudizio altrui, bisogno di accontentare gli altri, perfezionismo. Sulla sua esperienza ha scritto anni fa il libro “Volevo essere una farfalla”: un titolo che se da un lato evoca desiderio di leggerezza, senso di libertà, dall’altro il verbo indica una forzatura, un senso del dovere che diventa un diktat, fino a fare violenza al proprio corpo, che si assottiglia sempre più per raggiungere la perfezione assoluta. Un meccanismo mentale in cui il corpo diventa “essenza” che annulla tutto: idee, sentimenti, volontà. Se il cibo diventa il regolatore della vita, nella sua assenza o nella sua ossessiva presenza, la vita sfugge, se ne perde il gusto, il significato. Fino ad eliminarla. Allora spezzare la barriera della vergogna e del silenzio è il primo passo per diventare testimonial e chi meglio di colui che ha provato il disturbo può farlo? Ci vuole però un aiuto, generoso, grande, da parte di persone attente a vedere l’altro nel profondo, a captare la sua parabola discendente. James Hillman direbbe un mentore, che usa un occhio particolare, l’occhio “erotico” che vuole bene e sa amare. Uscire dal tunnel non è facile, ma possibile.

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