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Una provincia senza più banche: 60mila persone vivono in un comune senza servizi e sportelli

Con le chiusure dell’ultimo anno, è salito a 127 il numero dei centri abitati senza accesso alla banca

Sicuramente è anche questo uno dei segnali della crisi che stiamo attraversando. Se fino a poco tempo fa la nostra provincia e la nostra regione figuravano ai vertici delle classifiche nazionali per l’elevato numero di banche presenti sul territorio, oggi guidiamo la classifica inversa. Un’indagine condotta su scala nazionale dalla Fabi, la Federazione Autonoma Bancari Italiani, ha infatti evidenziato come il Piemonte sia la regione che nel corso dell’ultimo anno ha visto la chiusura del maggior numero di sportelli bancari. Una situazione che ha penalizzato, soprattutto, proprio la provincia di Cuneo.

Più penalizzati i comuni collinari Numeri alla mano, nella Granda sono oltre 60.000 le persone che vivono in un comune “senza banca” dove, in pratica, non sono più presenti filiali o sportelli bancari. Un servizio ormai assente ad oggi in 127 centri abitati. Una situazione che crea inevitabili disagi, soprattutto tra gli utenti più anziani che hanno meno dimestichezza con l’utilizzo degli sportelli virtuali. Se consideriamo che la popolazione complessiva della provincia è di circa 582.000 residenti, emerge come sia addirittura al 10,3% la fetta di popolazione in questa situazione. Un numero addirittura più alto della media nazionale, che si ferma al 7%. Insomma, una dopo l’altra le banche stanno abbandonando il nostro territorio. Una situazione particolarmente grave che interessa soprattutto i comuni più piccoli dell’area montana e collinare. Nell’ultimo anno, tuttavia, il problema ha iniziato a riguardare centri abitati sempre più grandi. Ultimo, in ordine di tempo, il caso di Guarene, paesone di oltre 3.500 anime, dove ha chiuso lo sportello della Banca d’Alba in piazza Roma. Un accordo stipulato con il Comune potrebbe tuttavia riportare ad un parziale ripristino del servizio due giorni la settimana a partire dal mese di settembre. Se ai guarenesi può essere di qualche consolazione, è utile sapere che nel resto d’Italia non va molto meglio. L’indagine della Fabi ha infatti evidenziato come nel corso degli ultimi dieci anni – complice anche la pandemia – il bel Paese abbia perso qualcosa come 11.000 sportelli bancari, passati dai 32mila del 2012 ai 21mila del 2022, con una diminuzione pari a quasi il 35%. La chiusura, inoltre, non ha riguardato soltanto gli sportelli, ma intere Banche. Nel 2012 i risparmiatori potevano scegliere di affidare i loro sudati risparmi tra un ventaglio di 706 diversi Istituti. Oggi questa scelta si riduce a 456. In pratica 250 banche in meno.

Lo sportello diventa digitale Analizzata dal punto di vista delle Banche, questa rivoluzione degli sportelli ha, tuttavia, anche un’altra razionale e motivata spiegazione. Dettata, in particolare, dall’avvento delle nuove tecnologie che oggigiorno rendono fattibili anche le più complesse operazioni bancarie, che soltanto fino a non molto tempo richiedevano, invece, una presenza di persona agli sportelli o addirittura nelle sedi bancarie. Ovvio, dunque, che le Banche tendano a promuovere i canali digitali, puntando ad una progressiva riduzione del personale e dei costi.

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