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Una fame da lupi

Lungo le rive dei fiumi italiani, a cominciare dal Tanaro, i pescatori sono in guerra contro i cormorani, volatili grandi come polli, neri, con le zampe palmate e il lungo becco uncinato. E ovunque hanno ottenuto l’autorizzazione a “contenerne” un gran numero, dolce eufemismo per significare che ne hanno fatti fuori parecchi. Dai fiumi alle campagne. Cosa fanno i cinghiali è risaputo: grufolano nei campi di patate, di mais e di orzo, danneggiando le colture. E poi ci sono le cornacchie che beccano avidamente la frutta e i passerotti che mangiano il grano, i ricci ghiotti di uva, senza dimenticare i caprioli, che vanno pazzi per i primi germogli dei meli. E veniamo al lupo, che a confronto dei volatili e dei cinghiali sembra innocuo come un agnellino. Ci sono stati anni, soprattutto nel decennio fra il 1980 e il 1990, in cui i lupi sono arrivati a costare all’amministrazione pubblica una bella somma. Tanto era il valore dei vitelli e delle pecore fatti fuori dal predatore, dalla Liguria all’Aspromonte. Oggi i lupi sono molto più numerosi, si parla di mille esemplari, ma, paradossalmente, la situazione è migliorata, un po’ perché si fa più attenzione a distinguere i danni provocati dai lupi da quelli causati dai cani randagi, un po’ perché i predatori hanno iniziato a dare la caccia a cervi e cinghiali, tornati nuovamente numerosi nelle nostre campagne. L’equilibrio tra predatore e prede in alcuni casi, quindi, tende a ristabilirsi, ma nel frattempo chi paga i danni, soprattutto nelle aree protette dove si creano concentrazioni innaturali perché gli animali non sono più disturbati e non corrono il rischio di essere presi a schiopppettate? Oggi, purtroppo, di soldi ne circolano pochi per tutti e quindi una soluzione va trovata, per il bene di chi continua a coltivare la terra e a pescare i pesci, ma anche degli imprenditori che vivono dei turisti che visitano i nostri boschi e le nostre colline. Prima di condannare a morte lupi e cinghiali, cormorani e caprioli, bisogna pensarci non due ma dieci volte. Lasciamo che siano gli studiosi a dirci quando è proprio necessario farlo e a suggerirci sistemi incruenti per difendere i nostri beni e le nostre attività.

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