Un robot per vendemmiare? Bacchus esiste ma ha dei limiti

Una macchina in grado di svolgere interessanti operazioni in campo, ma ci sono ostacoli ancora insormontabili

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E se in vigna arrivassero i robot? Non siamo di fronte a fantascienza e nemmeno di un qualcosa di astratto e fantasioso. Bacchus (questo il nome dell’androide) è già presente tra di noi e promette di fare faville tra i filari. Di questo progetto lanciato dall’Università di Torino con la collaborazione di Confagricoltura Piemonte si parla ormai da qualche anno. Ma ora sembra proprio che le prime applicazioni in campo stiano dando i risultati sperati. In cosa potrebbe essere utilizzato il robot? Intanto potrebbe essere molto utile nel censimento delle malattie nel vigneto, ma anche a controllare le infestanti, a monitorare le barbatelle e, udite udite, a prevedere una raccolta selettiva delle uve, diradando i grappoli ammuffiti, selezionando le uve in vendemmia in modo da prelevare solo il prodotto con un certo grado di maturazione e sanità. Di sicuro siamo ancora piuttosto lontani dall’eventualità di sostituire l’opera umana con quella robotica. Visto all’opera Bacchus si muove in modo estremamente lento, quanto basta per sconsigliarlo in epoca vendemmiale, quando spesso i tempi sono ristretti e si punta a raccogliere nel minor tempo possibile. Certo per altri interventi potrebbe fin da ora prendere il posto degli umani. Pensate a lavori ripetitivi, da svolgere magari in orari notturni. Un robot non si stancherebbe e costerebbe dal punto di vista della manodopera molto di meno. In ogni modo, prima di vedere queste macchine all’opera su vasta scala ci vorranno ancora dei perfezionamenti (un po’ come è avvenuto e sta avvenendo con le automobili elettriche). Tra i limiti tecnici da superare ci sono la durata delle batterie, i tempi di ricarica, la disponibilità di banda larga nelle zone rurali, la creazione di accessori e software per svolgere particolari mansioni. Qualora tutto questo sarà superato, resterà il problema dei costi. Sarà davvero sostenibile un simile investimento a medio termine? Restano poi altri problemi tecnici. I robot agricoli possono funzionare in appezzamenti regolari e pianeggianti, cosa succederà in un bel vigneto roerino con pendenze proibitive? E ancora: siamo assolutamente sicuri che il sistema di localizzazione (Gps) in parcelle spezzettate e di piccole dimensioni, non mandi in tilt il nostro aiutante? Insomma l’idea di automatizzare certe operazioni è affascinante, ma in un settore tutto sommato di nicchia come la viticoltura forse è ancora prematura.

E se in vigna arrivassero i robot? Non siamo di fronte a fantascienza e nemmeno di un qualcosa di astratto e fantasioso. Bacchus (questo il nome dell’androide) è già presente tra di noi e promette di fare faville tra i filari. Di questo progetto lanciato dall’Università di Torino con la collaborazione di Confagricoltura Piemonte si parla ormai da qualche anno. Ma ora sembra proprio che le prime applicazioni in campo stiano dando i risultati sperati. In cosa potrebbe essere utilizzato il robot?

 

Intanto potrebbe essere molto utile nel censimento delle malattie nel vigneto, ma anche a controllare le infestanti, a monitorare le barbatelle e, udite udite, a prevedere una raccolta selettiva delle uve, diradando i grappoli ammuffiti, selezionando le uve in vendemmia in modo da prelevare solo il prodotto con un certo grado di maturazione e sanità. Di sicuro siamo ancora piuttosto lontani dall’eventualità di sostituire l’opera umana con quella robotica. Visto all’opera Bacchus si muove in modo estremamente lento, quanto basta per sconsigliarlo in epoca vendemmiale, quando spesso i tempi sono ristretti e si punta a raccogliere nel minor tempo possibile. Certo per altri interventi potrebbe fin da ora prendere il posto degli umani. Pensate a lavori ripetitivi, da svolgere magari in orari notturni. Un robot non si stancherebbe e costerebbe dal punto di vista della manodopera molto di meno. 

In ogni modo, prima di vedere queste macchine all’opera su vasta scala ci vorranno ancora dei perfezionamenti (un po’ come è avvenuto e sta avvenendo con le automobili elettriche). Tra i limiti tecnici da superare ci sono la durata delle batterie, i tempi di ricarica, la disponibilità di banda larga nelle zone rurali, la creazione di accessori e software per svolgere particolari mansioni. Qualora tutto questo sarà superato, resterà il problema dei costi. Sarà davvero sostenibile un simile investimento a medio termine? Restano poi altri problemi tecnici. I robot agricoli possono funzionare in appezzamenti regolari e pianeggianti, cosa succederà in un bel vigneto roerino con pendenze proibitive? E ancora: siamo assolutamente sicuri che il sistema di localizzazione (Gps) in parcelle spezzettate e di piccole dimensioni, non mandi in tilt il nostro aiutante? Insomma l’idea di automatizzare certe operazioni è affascinante, ma in un settore tutto sommato di nicchia come la viticoltura forse è ancora prematura. 

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