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    Tribunali, da Cospito alla Salis…

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    Quando un caso giudiziario entra nel tritacarne mediatico, spesso finisce per danneggiare l’imputato. Non ci credete? Sono almeno due i casi recenti su cui riflettere. Il primo è quello dell’anarchico Raffaele Cospito, l’altro riguarda Ilaria Salis. Entrambi, sono andati a processo per eventi delittuosi anche gravi.

     

    Cospito è stato processato (e condannato) per aver messo una bomba nei pressi della scuola di Carabinieri di Fossano. La seconda è accusata di aver partecipato ad un pestaggio in Ungheria, contro una frangia di neonazisti, mandati all’ospedale in condizioni gravi. Quest’ultima è finita sulle prime pagine dei giornali, perché portata alla sbarra del tribunale incatenata modello detenuti di Guantanamo. Non entro nel merito dei reati commessi, non ho evidentemente le giuste competenze per farlo, ma una cosa mi sento di dirla: cosa sarebbe successo se i riflettori puntati su queste due persone fossero rimasti spenti? Il primo, pur non avendo ucciso o ferito qualcuno, è finito al 41bis.

    I colleghi anarchici hanno messo a fuoco e fiamme le città, per sensibilizzare l’opinione pubblica e alla fine, il risultato ottenuto è stato un totale irrigidimento degli organi giudiziari, che hanno mantenuto lo status quo nei confronti del detenuto. Ancor peggio (se possibile) è andata a Ilaria Salis. Qui si sono messi di mezzo politici, giornali, opinione pubblica, che facendo emergere il caso, hanno di fatto messo con le spalle al muro i giudici ungheresi, che più per una questione di principio, che per effettiva dinamica dei fatti (dubito che una donna così mingherlina possa aver martirizzato dei marcantoni ungheresi che pesavano il doppio di lei), hanno proseguito sulla loro strada, lasciando la donna in catene e facendo presagire una probabile condanna dell’imputata. Tutto questo anche alla luce della decisione della Corte di Appello di Milano, di revocare gli arresti domiciliari e respingere la richiesta di estradizione in Ungheria del presunto complice della Salis, Gabriele Marchesi, che quindi resterà libero e tranquillo in Italia, senza il rischio di finire in catene a Budapest. Insomma alle volte bisognerebbe usare la cautela e la sordina per discutere di certe situazioni, che se rimanessero sotto traccia, forse potrebbero risolversi più facilmente.

    Redazione Corriere
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