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Tre chili di frutta valgono il prezzo di un caffè “Denunciamo le pratiche sleali nella filiera”

I frutticoltori Coldiretti: pronti a ricorrere a decreto per moderare grande distribuzione e intermediari

Con i prezzi della frutta cresciuti al dettaglio di oltre il 30% è boom speculazioni lungo la filiera. Lo ha denunciato la settimana scorsa Coldiretti Piemonte rispetto alla situazione della nostra regione. Coldiretti denota una forbice notevole tra quanto viene remunerato il lavoro dei produttori e quanto viene pagata la frutta dai consumatori nei negozi. Una situazione, oltretutto, aggravata dalla grande distribuzione e dai soggetti intermediari che continuano ad applicare il loro strapotere, prosegue Coldiretti, acquistando e vendendo a prezzi ormai insostenibili per i contadini. Prezzi che non coprono neanche i costi di produzione del raccolto. Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti Piemonte, e Bruno Rivarossa delegato confederale, dicono: «E’ inaccettabile che le remunerazioni riconosciute ai frutticoltori restino invariate quando sul comparto stanno gravando i rincari di energia, carburante, materie prime, fertilizzanti e imballaggi arrivati addirittura al +72%. Questo mentre chi fa la spesa si trova a pagare prezzi alle stelle.

Oltretutto, quest’anno, sulla frutticoltura sta pesando anche la mancanza di manodopera straniera a causa dei ritardi e dei blackout informatici a livello ministeriale. Sono almeno 20-30 anni che ai produttori vengono riconosciuti questi prezzi, senza contare le tempistiche iper-dilatate dei saldi, nonostante gli accordi interprofessionali. Ma produrre è arrivato a pesare fino a triplicare le uscite, soprattutto in questo ultimo anno. Viste le speculazioni in atto lungo la filiera, siamo pronti ad applicare il decreto sulle pratiche commerciali sleali». Il comparto piemontese della frutta ha un fatturato di oltre 500 milioni di euro con una superficie di 18.479 ettari e oltre 7mila aziende. Per le mele, la zona più vocata si concentra nella fascia prealpina da Pinerolo a Cuneo, si coltivano all’incirca 6 mila ettari che coinvolgono circa 4mila imprese. La produzione piemontese di pesche è di circa 2 milioni di quintali su una superficie di oltre 4.416 ettari e 3.474 aziende. «Per abbattere i forti costi del trasporto, va portata avanti la progettualità di creare un impianto di trasformazione locale della frutta. Eviterebbe a chi coltiva di caricarsi di ulteriori costi inutili – continuano Moncalvo e Rivarossa –. Solo attraverso un progetto di filiera lungimirante è possibile garantire ai produttori di non lavorare sottocosto, visto che, a oggi, devono vendere anche 3 chili di frutta per potersi pagare un caffè al bar».

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