In passato, così come avviene oggi, l’arrivo della bella stagione coincideva inevitabilmente con un maggior tempo trascorso all’aperto, a lavorare nei campi, a camminare nei boschi o a percorrere i sentieri di collina. E inevitabilmente – nella stagione in cui tutta la Natura si risveglia – era facile imbattersi in diversi animali, creature con le squame, il pelo o le piume, che nell’inverno erano chiusi nelle loro tane, o migrati verso lidi più caldi. Proprio agli animali sono legate moltissime delle superstizioni dell’antica tradizione contadina, non solo sulle nostre colline di Langhe e Roero, ma in tutte le comunità rurali d’Italia. Di alcuni si diceva che portassero fortuna e salute se avvistati nelle prime uscite della bella stagione, altri erano invece considerati presagi di guai e sfortune.
Gli animali del Bene e del Male
Sarà perché sono neri, e in fondo ingenuamente assimilati a “topi volanti”. Fatto sta che i pipistrelli non hanno mai goduto di una buona fama nelle nostre campagne. I loro voli nei tramonti estivi sono sempre stati associati alla malasorte. Ma soprattutto, gli anziani si premunivano di mettere in guardia i ragazzi di non essere malauguratamente colpiti dagli escrementi di un pipistrello: questo li avrebbe infatti resi molto più vulnerabili alle maledizioni delle streghe. E vedere una lucertola come era considerato? Dipende. Se la si trovava sulla porta di casa era segno di qualcosa di brutto che stava per accadere, all’aperto, invece, era considerato di buonaugurio vedere una lucertola con la coda doppia. Nessun dubbio, invece, nei riguardi dei serpenti, che la superstizione popolare riteneva malefici e demoniaci. Non a caso, nelle lunghe veglie estive nelle aie, si raccontava che questi rettili striscianti fossero raccolti e utilizzati dalle streghe, che ne utilizzavano il veleno per preparare i loro filtri magici. Anche nel regno degli uccelli non mancavano tanti, temuti “portatori di disgrazie”. Il pennuto più temuto nelle campagne è sempre stato la civetta, legata al mondo della notte e del mistero. Il suo lugubre richiamo veniva associato ai lamenti delle anime dei morti, tanto da portare sfortuna e morte in chi aveva la sventura di sentirlo eccheggiare nelle calde notti estive. Non meno temuto era il corvo, anche lui associato alla sventura. Un altro uccello aveva invece una duplice “fama” nelle nostre campagne: il cuculo. Una superstizione contadina afferma che chi, all’inizio della primavera, chi sente per la prima volta il canto del cuculo sarà fortunato se ha del denaro in tasca, e avrà denaro in abbondanza per tutto l’anno. Ma se invece, sfortuna vuole che in qual momento non abbia niente, allora niente riceverà per tutto il resto dell’anno. Insomma, un buon motivo per non girare mai senza qualche spicciolo in tasca nei primi giorni d’estate…










