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Tartufo estivo penalizzato dal calendario di raccolta dei tartufi: intervenga la Regione

Tutta la legislazione sul tartufo è da ripensare, tra i calendari di raccolta, le varietà commercializzabili, le denominazioni di queste e la raccolta “coltivata” regna il caos totale

ALBA – Immaginate che le forze dell’ordine sequestrino una partita di droga ad uno spacciatore dopo di che la vendano al miglior offerente! Assurdo vero? Sì ma la stessa assurdità diventa triste realtà nel caso del tartufo. Se le forze dell’ordine sequestrano una partita di tartufi ad un commerciante piemontese perché detenuta illegalmente (e questo in Piemonte si verifica per qualunque tartufo messo in vendita tra il primo e il 20 settembre) questa può poi essere rivenduta al miglior offerente ad esempio un ristorante. La stessa cosa si verifica in caso di sequestro di una partita detenuta da un commerciante che non riesce a documentarne la provenienza, quindi di origine ignota. Lo Stato può quindi vendere al migliore offerente una partita di tartufi di origine ignota.

Assurdità su assurdità E non basta! Se poi un commerciante acquista una partita di tartufi sequestrata dallo Stato, tale partita rimane di origine ignota, con il rischio di vedersela sequestrata da un ulteriore verifica dei Nas! L’unica possibilità è mangiarseli subito! La commercializzazione illegale dei tartufi in Piemonte tra l’1 e il 20 settembre è legata al calendario di raccolta. La legge nazionale stabilisce che nel periodo in cui è vietata la raccolta è anche vietata la vendita del prodotto fresco, e questa norma ha una sua “ratio” infatti nel caso del tartufo nero o scorzone, il Tuber aestivum il calendario nazionale di tale legge (752/1985) prevede la raccolta ininterrotta dal 1 maggio al 30 novembre. Ma tale “ratio” salta nel momento in cui, la Regione Piemonte (avendone facoltà prevista dalla stessa legge), modifica tale calendario inserendo un periodo di divieto di raccolta a metà stagione.

Questo divieto genera una serie di situazioni assurde tanto più che nelle altre regioni questo “intervallo” non esiste! Per cui può accadere che una bella partita di tartufi acquistata al 31 agosto, in piena stagione, non può essere rivenduta il primo settembre. Oppure che si possa raccogliere il tartufo estivo a Roccavignale ma non a Montezemolo, a Cengio ma non a Saliceto.

Ma la cosa più assurda è che ad un’ipotetica fiera del tartufo in Toscana al 15 settembre i produttori e commercianti piemontesi venderanno solo prodotti trasformati mentre i loro colleghi liguri, lombardi, toscani ,veneti etc… nella bancarella accanto potranno vendere il prodotto fresco! E’ ora che la Regione Piemonte metta fine a questa incongruenza, poiché oltre a penalizzare i “piemontesi” non osserva il principio stabilito dal regolamento UE 1308/13 che consente a qualsiasi azienda europea di commercializzare il tartufo a prescindere dall’esistenza di calendari o altre restrizioni nazionali o regionali. E se pensate che queste cose siano solo cavilli, andate a sentire quel commerciante di Cuneo che, per aver dimenticato in vetrina 2 scorzoni del valore di 38 euro, che si potevano vendere liberamente fino a pochi giorni prima, si è visto redigere un verbale di 4.000 euro di multa.

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