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Svolta per la Cuneo-Ventimiglia: entra in vigore la nuova Convenzione. Ma pesano i rincari dei biglietti

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CUNEO / VENTIMIGLIA – Una data storica per il trasporto ferroviario transfrontaliero. Il 1° luglio 2026 è entrata ufficialmente in vigore la nuova Convenzione Intergovernativa per la gestione e l’esercizio della linea Cuneo-Ventimiglia. L’ultimo tassello è arrivato con la pubblicazione del decreto della Repubblica francese n. 2026-539 dello scorso 24 giugno, che ha concluso il complesso iter di ratifica dell’accordo siglato a Milano nell’aprile del 2024 dopo anni di difficili trattative tra Roma e Parigi.

La nuova intesa cancella definitivamente la vecchia e ormai obsoleta convenzione del 24 giugno 1970 (entrata in vigore nel 1974), mettendo la parola fine a una lunghissima controversia sui costi tra i gestori delle infrastrutture italiano e francese. Una crisi che, a partire dal 2005, aveva causato un progressivo degrado dei collegamenti (in primis la storica relazione Torino-Nizza), culminata nel drammatico taglio del dicembre 2013, quando l’offerta fu ridotta a sole due coppie di treni al giorno con la velocità fustigata a 40 km/h nella tratta francese per ragioni precauzionali.

Le novità dell’accordo: le basi per la ferrovia del futuro

Se nell’immediato i passeggeri non noteranno stravolgimenti nei tabelloni orari, la Convenzione getta finalmente le fondamenta giuridiche ed economiche per trasformare la Torino-Cuneo-Ventimiglia e il suo ramo verso Nizza in una linea moderna ed efficiente attraverso due punti chiave:

  • Regia italiana sugli orari: Viene definito il Gestore d’Infrastruttura Italiano (RFI) come responsabile unico della pianificazione oraria dei treni, in pieno accordo con le imprese ferroviarie coinvolte.

  • Chiarezza sui costi: Si introduce il principio di proporzionalità per le spese di manutenzione e gestione in base ai treni effettivamente circolanti e alle sezioni percorse, garantendo comunque a ciascuno dei due gestori nazionali una copertura minima del 25% dei costi della linea.

Il rilancio strutturale ha già una data: nel 2028 partiranno i cantieri per ripristinare la velocità a 80 km/h nei tratti rallentati. Un intervento che taglierà di circa un’ora i tempi di percorrenza attuali, restituendo al treno la piena competitività rispetto al trasporto su gomma.

Le ombre: tariffe al rialzo e il nodo dei finanziamenti

Accanto alla soddisfazione istituzionale, non mancano però le note dolenti e le preoccupazioni sollevate dagli osservatori e dai comitati del territorio.

Il caro-biglietti frena la sostenibilità

In concomitanza con la svolta internazionale, il 1° luglio è scattato anche il puntualissimo adeguamento tariffario annuale da parte della Regione Piemonte (un trend costante dal 2019). Oggi, un biglietto di corsa semplice per un adulto da Cuneo a Ventimiglia tocca quota 9,75€.

Una cifra che tallona da vicino il costo del carburante per lo stesso tragitto in auto (stimato attorno agli 11€). Il paradosso economico è evidente: non appena si viaggia in due, l’automobile diventa finanziariamente più conveniente del treno, vanificando gli sforzi di incentivazione della mobilità sostenibile. A fronte di questi costanti rincari, il territorio chiede ora a gran voce un aumento proporzionale delle corse, speranza alimentata dalle recenti e fiduciose dichiarazioni del governatore piemontese Alberto Cirio.

Cantieri da 90 milioni: mancano i fondi per la Fase 1

L’altro grande interrogativo riguarda la copertura economica dei lavori strutturali. Se da un lato i due studi propedeutici per individuare gli interventi sono stati completati e finanziati, dall’altro non sono ancora stati stanziati i fondi effettivi per i cantieri.

La prima fase dei lavori richiede circa 90 milioni di euro, una spesa che le convenzioni tra i gestori d’infrastruttura prevedono divisa equamente al 50% tra Italia e Francia, ricalcando lo schema di manutenzione ordinaria della Convenzione Intergovernativa. L’auspicio degli attori locali, attualmente al lavoro con le istituzioni per definire un modello di potenziamento della linea a tappe, è che lo sblocco di questi capitali avvenga nel minor tempo possibile per non frenare una ripartenza attesa da ventun anni.

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