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Storie di cani e di amici

Quando ero piccola, a casa dei miei c’erano due cani: ognuno di loro aveva un compito preciso. Dolly controllava la stalla ed era capace di avvisare quando una mucca doveva partorire. Diana, localizzata sotto il portico, doveva avvisare prontamente se arrivava qualche ospite in cortile. Tutte le sere dovevamo decidere, tra noi fratelli, l’incaricato a portare loro il cibo. Nessuno di noi lo avrebbe fatto volentieri: i cani non erano da compagnia, non erano affettuosi, non erano per giocare. Erano una necessità e una sicurezza per una azienda agricola dove spesso la chiave di casa era piantata nella toppa 24 ore al giorno.

Un giorno arrivò un nuovo cagnolino, un volpino, che chiamammo Tito. Non aveva bisogno di essere legato, non incuteva paura a nessuno, ma era curioso e sapeva fare la guardia più degli altri due. Fu così che tutti imparammo ad affezionarci ad un tipo di animale che fino a poco tempo prima sembrava un’attrezzatura agricola. Oggi ho due cagnoline che, come Tito, riempiono di affetto parte della mia giornata, che mi aspettano contente quando arrivo dal lavoro e che sanno consolarmi nei momenti tristi. Titti e Ginger sembrano umane. Sono sensibili. A volte sembrano peluche immobili, altre volte sanno rallegrare l’ambiente portandoti una pallina da afferrare al volo ogni volta che viene lanciata. Ci accompagnano ogni volta che decidiamo di fare due passi in collina.

Con questo non voglio dire che metto i cani prima degli esseri umani. Desidero semplicemente consigliare, soprattutto a chi si sente un po’ solo, di cercare un animale adatto a lui: non uno qualsiasi, ma uno adeguato al proprio carattere! Non per nulla un cane è il miglior amico dell’Uomo!

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