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Sommariva del Bosco: l’immobiliare crolla, il Comune compra a prezzi di saldo

Ci provavano da 30 anni a Sommariva del Bosco, dovrebbe riuscirci il sindaco Marco Pedussia ad acquisire gli stabili del quadrilatero in fregio a via Torino, lato lungo opposto a ovest su piazza Seyssel, lato sud su piazzetta Caduti per l’Italia e ultimo confine corto a nord sul largo Donatori del Sangue. Quest’ultimo fu ricavato pochi anni fa dalla demolizione della più malconcia porzione di questo stesso comparto centralissimo.
Della trattativa con i privati proprietari, a quanto pare già in stadio avanzato, la Giunta ha fatto cenno nel corso dell’ultima seduta del Consiglio comunale. Condiviso l’apprezzamento per questo che sarà comunque un ampliamento del patrimonio civico, la minoranza ha tuttavia sollevato perplessità riguardo all’ancora indefinita destinazione che dovrà avere l’acquisto.
Si tratta di bassi fabbricati, due piani fuori terra vincolati a interesse pubblico all’epoca delle Amministrazioni del defunto sindaco Pierluigi Vanni. Negli anni ’90 del secolo scorso, prima della realizzazione del parcheggio seminterrato in piazza Seyssel, furono oggetto anche di un concorso d’idee che raccolse una ventina di proposte rimaste tali. Nel 2007-2008 toccò quindi all’allora primo cittadino Andrea Pedussia, oggi capogruppo d’opposizione, tentare un’altra e diversa operazione. Con la revisione del Piano regolatore per quest’area si prospettò un recupero urbanistico che avrebbe consentito di edificare ben 1.800 metri quadri. Nessuno però si fece avanti. Quindi nel 2013 ancora Pedussia coinvolse l’architetto torinese con radici sommarivesi Walter Nicolino. Egli ipotizzò due possibili trasformazioni forse per allora anche troppo avveniristiche, disegnando spazi di vetro, acciaio e verde in una sorta di agorà aperta alla socialità, al co-working, all’insediamento di start-up eccetera.
Ora in Consiglio l’attuale maggioranza ha assicurato che terrà conto di questi precedenti, ma anche confermato che c’è nulla di deciso. La minoranza è rimasta fredda. Ha osservato che bisognerebbe avere le idee chiare su cosa fare e sui futuri costi di mantenimento, prima di lanciarsi sul mercato.
Lanciarsi per modo di dire perché – e questo è l’aspetto forse più preoccupante della notizia – l’operazione dovrebbe chiudersi per meno di 150mila euro. Una cifra con cui in altri paesi della nostra zona a malapena si compra un terreno per farci una villetta in periferia, mentre qui si parla di decine e decine di metri di stabili e relative pertinenze. Certo non di nobile fattura e in condizioni tutt’altro che brillanti, ma situati in vista nel “cuore” del paese.
Un altro segnale di una decadenza dolorosa e che pare inarrestabile. All’ormai quasi completata desertificazione dello storico tessuto commerciale si accompagna il crollo delle quotazioni immobiliari e con esse del patrimonio di tante famiglie sommarivesi.
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