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Sommariva del Bosco e il suo pittore a Palazzo Lascaris

Giovanni Maria Borri (1811 – 1876), pittore di Sommariva del Bosco continua a riservare sorprese. Lo è sicuramente il ritratto di Vittorio Emanuele II, sia per l’originalità del soggetto, perché rientra nella ritrattistica ufficiale, che ha ben specifici canoni, sia per la prestigiosa collocazione: si trova, infatti, a Palazzo Lascaris a Torino, sede dell’Assemblea legislativa del Consiglio regionale del Piemonte. Inoltre si presenta agganciato a una preziosa specchiera d’epoca, posizione originale e indubbiamente d’effetto. Tale “ritrovamento” consente di aggiungere un altro importante tassello alla conoscenza di questo artista: anche del prestigio che aveva raggiunto ai suoi tempi. Attesta inoltre che le sue opere non sono solo nelle chiese, sui muri e nelle case private, ma oltre che al Palazzo comunale di Sommariva del Bosco, al Museo Civico di Cuneo e a quello di Palazzo Traversa di Bra, anche a Palazzo Lascaris di Torino.

Così riferisce al “Corriere” la prof.ssa Anita Piovano, studiosa e promotrice del Borri, che prosegue.

«Palazzo Lascaris, nei secoli dimora storica di famiglie importanti, che racchiude preziose testimonianze d’arte, è dal 1975 proprietà della Regione Piemonte e sede della sua Assemblea legislativa. Al suo interno troviamo un quadro di Giovanni Maria Borri, databile al 1850. L’opera rappresenta Vittorio Emanuele II (1820-1878), ancora giovane. Di forma ovale il ritratto occupa l’intera tela; è racchiuso da una cornice con una sobria decorazione, costituita da due semplici rami di foglie, che si dipartono dal centro, e serti di fiori stilizzati, che richiamano le decorazioni, in alto, della specchiera d’epoca, a cui è agganciato (collocazione indubbiamente originale e di sicuro effetto). Sullo sfondo, uno scorcio di mare; sul cielo che trascolora in varie tonalità si vede distintamente la scia di fumo che esce dal fumaiolo di una nave a vapore, mezzo di navigazione in uso dal 28 settembre 1818, data  del viaggio inaugurale della prima nave a vapore costruita in Italia, la Real Ferdinando.

Vista di mare e cielo sono interrotti dalla tenda rossa di una finestra, contro cui si staglia il personaggio, dando risalto, in particolare, al volto, fulcro di ogni ritratto. E allo sguardo, che fissa dritto, sicuro comunicando l’impressione di decisionalità e fermezza, che l’artista vede connaturata  al ruolo del personaggio. Fronte spaziosa, incorniciata dai capelli, leggermente ribelli ai lati, il viso acceso, il pizzetto e soprattutto, gli inconfondibili baffi, grandi baffi aggressivi, che mutando nella foggia avrebbe mantenuto per tutta la vita. Prestanza e autorevolezza sono accentuati dalla divisa indossata, che, stretta a vita, aderisce e modella il corpo. Bottoni, cordoni, decorazioni, cintura e fibbia sono resi con calligrafica precisione, secondo una caratteristica formale del pittore estremamente attento ai particolari. L’abbigliamento militare può essere di richiamo al comportamento di Vittorio Emanuele II sui campi di battaglia della I guerra d’indipendenza.

Quando Giovanni Maria Borri dipinse il quadro, si era, infatti, conclusa da poco la I guerra d’indipendenza; a seguito della definitiva sconfitta (23 marzo 1849), Carlo Alberto abdicava a favore del figlio e partiva, immediatamente, per l’esilio a Oporto, dove sarebbe morto tre mesi dopo. Vittorio Emanuele II diventava così “per grazia di Dio e volontà della nazione, Re di Sardegna, di Cipro e di Gerusalemme”.

La mano sinistra poggia sull’elsa della spada, vicino una sontuosa poltrona parzialmente colta. La mano destra sul libro dello Statuto, che mantenne lealmente. Lo Statuto, concesso da Carlo Alberto il 4 marzo 1848, pur riservando al re il comando dell’esercito, il controllo esclusivo sulla politica estera, la scelta dei ministri, concedeva, tuttavia, che il potere legislativo fosse esercitato collettivamente dal sovrano, dal Senato (i suoi membri, però, erano da lui nominati a vita) e da una Camera di deputati, eletta da una percentuale di cittadini ancora esigua. D’ispirazione molto conservatrice, rappresentava comunque un passo dalla monarchia assoluta a quella costituzionale.

Il momento, particolarmente importante, non poteva non stimolare l’interesse degli artisti, di molti artisti, e non solo di Torino; molte loro opere sono presenti nel Museo del Risorgimento a Palazzo Carignano. Negli anni vicini all’opera del Borri due nomi colpiscono in particolare per la vicinanza personale e artistica con il Borri: quelli di Giovanni Battista Biscarra e del figlio Carlo Felice. Giovanni Battista Biscarra era direttore, nonché professore di pittura, della Reale Accademia di Belle Arti a Torino, al tempo della frequenza del Borri. La loro conoscenza sarebbe continuata anche dopo, nelle Esposizioni della Società Promotrice di Belle Arti, in cui il Biscarra fu attivamente impegnato per sette anni come consigliere e due come Vice Presidente, il Borri come espositore dei suoi quadri, entrambi presenti fin dal 1842, anno della sua fondazione. Esponeva i suoi quadri anche Carlo Felice.

Quasi in contemporanea con il Borri, G. B. Biscarra nel 1850 e Carlo Felice nel 1849, ritraggono Vittorio Emanuele II  in divisa, però, in piedi e a figura intera; alcuni particolari sono in comune con il Borri.

La specchiera con il dipinto del Borri si trova al  piano terreno di Palazzo Lascaris, nella Sala dedicata a Carla Spagnuolo, adibita a mostre temporanee,  inaugurata in occasione della mostra, “La Collezione di Palazzo Lascaris. Opere scelte”, realizzata da Magica Torino per il Consiglio Regionale del Piemonte (dal 6 al 18 ottobre 2017).

Un sincero ringraziamento per aver reso possibile la pubblicazione della fotografia di questo quadro di Giovanni Maria Borri, di proprietà e per gentile concessione del Consiglio regionale del Piemonte.

Il ritratto di Vittorio Emanuele II di Giovanni Maria Borri ci offre una testimonianza inedita  della sua attività artistica: si inserisce nella ritrattistica ufficiale, ma pur non essendoci molto spazio per la creatività, l’artista trova un suo distinguo in quel filo di fumo che macchia e smuove l’orizzonte. L’originalità del soggetto e la sua collocazione aggiungono così un altro importante tassello nella conoscenza dell’artista».

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