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Sempre meno studenti. A rischio le scuole di Langa

L’allarme è lo stesso che si ripete puntuale ogni anno, alla ripresa delle lezioni. La popolazione scolastica diminuisce sempre di più. Le classi si riducono, si accorpano, e infine scompaiono. Lasciando interi paesi privi di un servizio essenziale come quello scolastico, costringendo famiglie e ragazzi a spostamenti sempre più lunghi verso le città. Ma sono i numeri, più che le parole, ad illustrare l’entità dell’emergenza.

L’anno scolastico 2019-2020 è iniziato con 43.000 allievi in meno rispetto all’anno precedente, 23.000 delle scuole primarie e 20.000 di quelle secondarie. Nei prossimi anni il calo è destinato ad accentuarsi: le proiezioni dell’Istat, rigorose e affidabili, prevedono, per il 2030, un milione e centomila studenti in meno, corrispondenti a una riduzione di circa 45.000 classi. Con una perdita di qualcosa come 60.000 cattedre. Sono queste le prime conseguenze del calo demografico che, ormai da molti anni, caratterizza l’Italia e l’intera Europa, con una fecondità talmente bassa che ormai neppure i flussi migratori riescono più a compensare. In nessun altro paese dell’area Ocse come in Italia si registra una contrazione così drastica della popolazione giovanile. Anche il nostro territorio non è purtroppo immune da questa tendenza.

Ma la nostra resta comunque una situazione di luci ed ombre. Almeno fino ad oggi, infatti, il problema del calo delle popolazione scolastica non ha interessato le scuole cittadine albesi e braidesi, quanto piuttosto i piccoli centri abitati, soprattutto nell’Alta Langa e nella Valle Bormida.

La “grande città”, almeno per ora, è rimasta immune a questa tendenza. «Anzi – precisa compiaciuta Wilma Proglio, direttrice dell’Istituto Comprensivo del quartiere Moretta di Alba – il numero di iscrizioni è tale da far temere addirittura delle e­sclusioni. Forse, in futuro, il calo demografico farà sentire i suoi effetti anche da noi, ma al momento, per fortuna, è un problema che non ci riguarda». Vista da un’altra prospettiva, la situazione appare del tutto diversa. «Quella che stiamo vivendo è una delle emergenze più gravi del nostro territorio, anche se spesso sindaci e amministrazioni comunali non se ne rendono pienamente conto». E’ l’analisi sconsolata di Bruno Bruna, dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Bossolasco Mu­razzano, cui fanno riferimento gran parte dei comuni dell’Alta Langa. «Quando ho preso servizio qui, tre anni fa, la popolazione scolastica era di 471 ragazzi. Oggi, il nuovo anno scolastico è iniziato con 440 iscritti. Trentuno in meno, con una tendenza che si accentua di anno in anno. Se scendiamo sotto la soglia dei 400 studenti perderemo l’autonomia scolastica: una situazione che, di questo passo, potrebbe verificarsi entro i prossimi due-tre anni».

Eppure, i risultati di questo Istituto comprensivo sono eccellenti, come dimostrano gli esiti delle prove invalsi, che collocano i ragazzi dell’alta Langa ai vertici delle classifiche piemontesi. «Nelle nostre multiclassi – prosegue Bruno Bruna – ci sono pochi studenti, e questo consente un insegnamento quasi personalizzato. Abbiamo un’offerta formativa di qualità, che si avvale di tutte le nuove tecnologie al passo con i tempi, come ad e­sempio le lavagne Lim. Ormai, tuttavia, diventa sempre più difficile sostenere anche le multiclassi». Ma se nell’Alta Langa la situazione è critica, in Valle Bormida le cose vanno, per quanto possibile, ancora peggio. A “salvare” l’Istituto comprensivo di Cortemila, cui fanno riferimento tutti i centri abitati della valle fino ai confini piemontesi di Saliceto, sono stati, fino ad oggi, gli studenti provenienti addirittura da fuori regione, dalla vicina Liguria. Nell’anno scolastico appena cominciato sono una ventina gli allievi liguri iscritti. Un numero ridotto, che costituisce tuttavia una percentuale importante nel totale della popolazione scolastico dell’intero Istituto. Anche in questo caso, dunque, i numeri fotografano una situazione impietosa. «Quanto grave? Glielo dico io. Negli ultimi cinque anni, da quando ho preso servizio, abbiamo “perso” più di 70 alunni. E la situazione sarà purtroppo destinata a peggiorare ancora». Come l’amico e collega Bruno Bruna, anche il dirigente scolastico dell’Istituto Comprensivo di Cortemilia, Giuseppe Boveri, fotografa una realtà tutt’altro che felice. «A “salvarci” ha contribuito, fino ad oggi, l’eccellenza della nostra offerta formativa, che ha fatto si che molte famiglie liguri sul confine decidessero di iscrivere i loro bambini nelle scuole della nostra valle». Eppure?… «Eppure io continuo a restare ottimista. Nonostante tutto, sono convinto che questa tendenza possa invertirsi nel corso dei prossimi anni. Il motivo? Uno solo: da noi si vive bene! Ed è una cosa non da poco. Nei piccoli paesi non c’è lo stress delle città e la qualità della vita è decisamente superiore. Se soltanto le amministrazioni investissero di più nel potenziamento dei servizi essenziali, come asili, connessioni veloci, presenza di presidi sanitari e trasporti adeguati, sono convinto che assisteremmo ad un progressivo ritorno delle famiglie, dalle città ai piccoli paesi». Una linea condivisa anche da Bruno Bruna, che a tal proposito fornisce anche la sua personale ricetta: «In genere, l’attenzione dei sindaci è tutta rivolta a far crescere il numero dei turisti. E questo è sicuramente un bene, ma lo stesso impegno dovrebbe essere rivolto anche ad incentivare l’arrivo di nuovi residenti, nuove famiglie, contrastando al contempo l’abbandono dei centri abitati più piccoli». Insomma, anche se non suona troppo bene, lo slogan “meno turisti e più residenti” potrebbe calzare alla perfezione all’attuale situazione. Resta un’ultima questione da affrontare: quella degli stranieri. Rumeni, albanesi, marocchini, cinesi. Una colorata e variegata comunità che in tutta Italia sta contribuendo in maniera decisiva al salvataggio dei plessi scolastici.

In tutta Italia, ma non nelle Langhe. Armato di pazienza, il dirigente della Valle Bormida ci spiega anche questa anomalia. «Vede, fino a qualche anno fa gli stranieri che vivevano nei nostri paesi erano piuttosto numerosi. Poi, a causa della crisi, moltissime famiglie si sono trasferite, alcune in città, altre addirittura in altre nazioni come la Francia e la Germania. Quindi, anche la risorsa che rappresentavano per ravvivare le nostre classi è venuta meno». Ora, dunque, non resta che pazientare. Se avrà ragione il pessimismo impietoso delle proiezioni dell’Istat, o l’ottimismo langarolo del dirigente cortemiliese, lo scopriremo tra qualche anno…

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