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    Salute: Occhio secco, problemi e rimedi

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    Sensazione di sabbia negli occhi, bruciore e prurito, vista offuscata, palpebre secche e/o gonfie, occhi che lacrimano troppo, eccessiva sensibilità alla luce: spesso il primo riflesso è quello di grattarsi gli occhi con le dita ma ovviamente la situazione non fa che peggiorare… brucia ancora di più! Parliamo della sindrome dell’occhio secco, o dry eye, sindrome spesso sconosciuta o sottovalutata ma che, in continuo aumento, ha ormai un’incidenza sulla popolazione over 50 di circa il 20-30%.

    Un problema che viene dalle palpebre

    Come per il cilindro e il pistone del motore di una macchina, per funzionare nel migliore dei modi il nostro occhio ha bisogno di un buon lubrificante. Mantenere la superficie oculare lubrificata è proprio una delle funzioni ricoperte dalle nostre palpebre che, sbattendo oltre 28 mila volte al giorno (tra 10 e 20 volte al minuto), contribuiscono a fornire la giusta quantità di film lacrimale alla superficie dei nostri occhi e a proteggerli. In presenza della sindrome dell’occhio secco, il lavoro svolto dalle nostre palpebre non è più sufficiente a causa di un’eccessiva evaporazione delle lacrime provocata dalla disfunzione delle ghiandole di Meibomio. Presenti nelle nostre palpebre superiori e inferiori, tali ghiandole hanno infatti il ruolo fondamentale di produrre film lipidico per evitare così l’evaporazione delle lacrime e garantire un’idratazione oculare costante.

    Trattare la causa, non solo i sintomi

    Le terapie tradizionali che vengono prescritte ai pazienti in caso di sindrome dell’occhio secco – una corretta igiene palpebrale, colliri cortisonici, unguenti, antibiotici, fermenti lattici ed integratori – sono spesso efficaci nel ridurre il fastidio provocato dalla patologia ma solitamente hanno effetti transitori e non incidono sulle reali cause della patologia. Fortunatamente la tecnologia ha fatto grandi passi avanti anche in questo campo e oggi ci offre la possibilità di trattare questa patologia con la luce pulsata. La mancanza di tempi di recupero e inattività a seguito del trattamento, così come statistiche che parlano di una soddisfazione del paziente dell’ordine del 90% sin dalle prime due sedute, sono le semplici ragioni che hanno spinto il Centro Abax di Cuneo a dotarsi di quest’innovativa tecnologia.

    Trattamento: come, quando, per quanto?

    Il trattamento consiste nella stimolazione, tramite particolari impulsi luminosi generati da un apposito macchinario, delle ghiandole di Meibomio per ripristinarne il normale funzionamento, altrimenti compromesso dalla patologia. Il procedimento è piuttosto semplice, e dura pochi minuti: il paziente viene fatto accomodare su una poltrona inclinata e il personale sanitario, dopo aver protetto gli occhi con apposite protezioni, applica sugli zigomi e sulla zona temporale uno specifico idrogel sul quale viene poi indirizzata una serie di flash.  Solitamente il trattamento prevede dalle 3 alle 4 sedute, realizzate rispettivamente al giorno 0, 15, 45 e 75 (opzionale) grazie alle quali si ottiene un graduale ritorno alla piena funzionalità delle ghiandole di Meibomio.

    La professionalità del Centro Abax

    Grazie alla luce pulsata, il Centro Abax è oggi uno dei pochi centri privati del Nord Italia a poter fornire ai propri pazienti una soluzione concreta al problema dell’occhio secco. Una scelta che conferma l’impegno di questa struttura polispecialistica, specializzata in visite, diagnostica e chirurgia ambulatoriale, a garantire ai propri pazienti le migliori soluzioni possibili per la cura della salute, che si parli di oftalmologia, di chirurgia vascolare, di gastroenterologia o di qualsiasi delle 30 altre specialità di cui offre prestazioni. Un obiettivo raggiungibile solo grazie alla presenza di specialisti e chirurghi riconosciuti al livello nazionale che mettono la propria esperienza al servizio dei pazienti della struttura e di un’equipe medica, altamente preparata, capace di sfruttare al massimo le potenzialità di tutte le nuove tecnologie che vengono acquistate.

    Redazione Corriere
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