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Rocchetta Belbo: caso preoccupante da sanzionare ma occorre valorizzare le strutture che funzionano

ROCCHETTA BELBO – L’attenzione che si è accesa sulle comunità terapeutiche per minori dopo il caso di Rocchetta Belbo sollevato dalla trasmissione televisiva “Fuori dal coro” e ripreso da altri organi di informazione ha portato l’assessore regionale al Welfare a ribadire la sua visione su queste strutture.

Innanzitutto, sottolinea l’assessore, i minori che già provengono da situazioni di forte disagio e che si trovano ad affrontare una fase più o meno lunga della loro vita in una comunità devono poter usufruire di standard elevatissimi: la loro permanenza deve essere caratterizzata da una condizione di benessere assoluto, in ambienti di qualità dove svolgere attività socializzanti ed educative adeguate e integrarsi nel tessuto sociale locale.

Ed è in questa direzione che vanno le modifiche dei requisiti strutturali a cui gli uffici regionali stanno lavorando proprio su stimolo dell’assessore, secondo la quale non devono più esistere luoghi isolati dal mondo: quindi basta a sbarre a porte e finestre, basta immobili decrepiti, indecorosi e inadeguati. Occuparsi dei minori deve essere una vocazione, non un affare. Al centro c’è il loro benessere, non il profitto. Se qualcuno ha inteso in modo diverso, non ha davvero capito.

L’assessore evidenzia che combatterà questa battaglia perché persuasa che sia moralmente giusta e perché il futuro di questi bambini e ragazzi deve stare massimamente a cuore alle Istituzioni: non esistono minori il cui futuro non conti, non esistono ragazzi per cui non valga la pena di battersi.

Rispetto al caso sollevato dalla trasmissione, l’assessore specifica che la decisione di revoca della concessione alla CTM Dafne di Rocchetta Belbo è stata assunta dal direttore generale dell’Asl competente sulla base del verbale della Commissione di vigilanza, convocata su impulso dell’assessore stesso, che evidentemente ha riscontrato elementi di criticità tali per cui il provvedimento è stato ritenuto necessario e opportuno.

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