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RICORDO – Lettera a un fratello gemello che mi ha lasciato

Quando un mese fa, mi hai parlato per l’ultima volta mi hai chiesto di portarti via con me e, siccome io non ho saputo risponderti positivamente, da quel giorno non mi hai più rivolto la parola perché ti avevo deluso e penso che è proprio in quel momento che hai deciso che volevi morire.

Eppure nella residenza sanitaria di cui eri ospite ti trattavano bene con cura e con riguardo, ma a te mancava la tua libertà di poter scegliere e di agire.

Infatti tutte le scelte della tua vita, a volte originali e impulsive sono state dettate dalla tua sete di libertà e debbo riconoscerti che ogni impresa che hai messo in campo, per il tempo lungo o breve che essa è durata, l’hai realizzata con pazienza, disciplina e grande senso del dovere.

Sei stato infatti un valido e precoce disegnatore, un ottimo studente di teologia, un appassionato lettore e scrittore, un brillante conferenziere e al tempo stesso un appassionato corridore ciclista.

Qui a Bra sei stato per un quinquennio un buon amministratore comunale e un pungente e arguto articolista sui quotidiani locali.

Sei stato soprattutto un valente orologiaio e molti si ricordano di te nel tuo laboratorio di via Audisio, chino sul tavolo da lavoro con il tuo monocolo all’occhio, intento a rettificare le spirali, quelle che a noi sembravano fili di capello, o a posizionare delle viti che a noi sembravano briciole di polvere.

Quanto impegno, quanta pazienza e quanta precisione nel tuo delicato operare!

E sei stato soprattutto un affettuoso padre di famiglia per tua moglie Francesca e per tua figlia Dominique.

Quando mercoledì mi è stata richiesta una tua foto da utilizzare per il necrologio non ho avuto esitazione e ne ho scelta una che ti rappresenta sorridente e sereno al Castello del Roccolo di Busca perché è proprio in quel luogo che hai ambientato la tua ultima, inedita fatica letteraria: “La legge del taglione”.

Una sola cosa consola noi tuoi fratelli, Lina, Vincenzo e io nel nostro grande lutto ed è il fatto di sapere che ora non soffri più e che dove ti trovi stai bene accanto ai nostri genitori, soprattutto accanto a nostra madre, che ti ha voluto tanto, tanto bene.

E non temere che noi possiamo dimenticarti.

Come potrei dimenticarti soprattutto io, il tuo fratello gemello?

Troppe sono le cose che farò ogni giorno e che mi riporteranno alla mente il tuo ricordo, a partire dalle prime azioni del mattino, anche solo quando, radendomi la barba, cercherò e troverò riflessa nello specchio l’immagine del tuo volto.

Ciao mio grande fratellone,

tuo Filippo

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