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Reddito di cittadinanza, si o no? Record di richieste in Piemonte.

Il primo anno, nel 2019, in meno di nove mesi furono oltre 96mila le famiglie piemontesi a chiedere il reddito di cittadinanza. Nei due anni successivi il numero scese considerevolmente, 80.000 nel 2020 e appena 66.000 nel 2021. Dati che facevano ben sperare, interpretati come una ripresa dell’economia e una rivitalizzazione del mondo del lavoro in Piemonte. Il 2022 ha fatto tuttavia segnare un nuovo boom di domande inoltrate all’Inps. Oltre a quelli che lo chiedono, ci sono poi coloro che lo ottengono. E in questo caso scopriamo che dall’inizio dell’anno sono stati oltre 83 mila le famiglie che hanno percepito almeno una mensilità di reddito o pensione di cittadinanza. Complessivamente, 163 mila cittadini che hanno goduto almeno una volta di un importo mensile medio di 520 euro.

La classifica del reddito

Guardando ai dati delle regioni si scopre, com’era facilmente intuibile, un enorme divario tra nord e sud. Se analizziamo tuttavia soltanto le regioni settentrionali troviamo tuttavia il Piemonte nei “piani alti” della classifica delle richieste. Nel Belpaese, a guidare la classifica per il maggior numero di famiglie che percepiscono il reddito di cittadinanza troviamo la Campania, seguita da Sicilia, Lazio, Puglia, Lombardia e Calabria. Al settimo posto c’è il Piemonte. A seguire Sardegna, Toscana, Emilia Romagna, Veneto e Abruzzo. Complessivamente, infatti, la Campania da sola ha l’equivalente di beneficiari di Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Veneto e Liguria.

Attenti alle truffe

Sempre restando in Piemonte, tra tanti percettori ci sono anche coloro che ogni anno perdono il diritto al sussidio. Soltanto nei primi sei mesi del 2022 sono state più di 13mila le famiglie il cui bancomat non è stato ricaricato dall’Inps: per 10 mila il diritto è decaduto, mentre a circa 3 mila è stato revocato. I motivi della revoca possono essere svariati. Di norma, tuttavia, si tratta della conseguenza delle tante inchieste giudiziarie avviate dall’inizio del 2022, che raccontano tante brutte storie di persone che percepivano il reddito senza averne diritto, dichiarando il falso o omettendo altri redditi. I controlli sono comunque estremamente difficili, se non impossibili, e questa è proprio una delle principali problematiche tirate in ballo da chi chiede l’abolizione di questa misura.

Le divisioni della politica

Sulla questione del sussidio e la difficoltà dei controlli si è pronunciata in maniera lapidaria l’assessore piemontese al Lavoro Elena Chiorino: «È evidente, come le tante inchieste dimostrano, come il reddito di cittadinanza sia ormai un meccanismo indifendibile, parte da un presupposto di solidarietà ma continua a dimostrarsi una riforma fallimentare e diseducativa che disincentiva al lavoro. Una misura che va abolita anche per fermare l’emorragia di truffe continue ai danni dello Stato e dei cittadini onesti. Le risorse destinate al reddito devono essere impiegate per sostenere l’economia reale, il lavoro e chi crea ricchezza e vuole assumere».

Molto diversa, ovviamente, la posizione delle altre forze politiche. Per Valerio Romano, del Movimento Cinque Stelle: «Il reddito di cittadinanza è una misura fondamentale per milioni di famiglie che vivono in una condizione di povertà. Lo difenderemo dalle narrazioni strumentali e dai detrattori. Chi commette reati va punito dallo Stato, così come chi vive al di sotto della soglia di povertà ha il diritto di ricevere un sostegno economico». 

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