Ragazzi che si mettono in gioco: scopriamo la storia dell’albese Alessia Castagnotto

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Un antico proverbio indiano dice che “viaggiando alla scoperta dei paesi troverai il continente in te stesso”. Forse non ci sarebbe una frase più calzante per descrivere l’esperienza vissuta da una persona che, separatasi dalla sua città natia, si ritrova a fare letteralmente il “giro del mondo”.

Lei, Alessia Castagnotto, ragazza albese poco più che ventenne dapprima impiegata in un centro estetico, improvvisamente viene catapultata in un nuovo universo, quello della vita in crociera, costantemente in movimento e sempre alla scoperta di nuove terre. Il viaggio ha inizio Ma andiamo con ordine: il progetto di Alessia di lavorare su una nave passeggeri si realizza nel maggio del 2017 quando, dopo l’esito positivo di un colloquio a Londra, finalizzato a valutare la conoscenza della lingua straniera, viene assegnata alla nave ammiraglia di una tra le più prestigiose compagnie di crociere al mondo.

Il colosso sulla quale la giovane albese si imbarca ospita più di 4mila persone ed è una vera e propria città galleggiante, con all’interno negozi di ogni tipo e centri benessere completi di tutti i servizi. Lei viene assunta come “body specialist”, ossia come un’esperta di trattamenti estetici e fin dai primi momenti trascorsi a bordo, si ritrova quasi disorientata in presenza di un così folto numero di membri dell’equipaggio e passeggeri. Come ci racconta Alessia: «All’inizio ero spaventata all’idea del distacco familiare e di vivere in un ambiente completamente diverso da quello consueto.

Su quella nave lavoravo con un team internazionale di ragazzi provenienti da ogni parte del mondo: c’erano australiani, filippini, tedeschi, indiani, cinesi, sudafricani e serbo-croati. Era come vivere in un pianeta in miniatura». Inizia così un’esperienza lunga ben 10 mesi che la vedrà cimentarsi con i propri colleghi internazionali e sbarcare in paesi fino ad allora mai visti. La vitamina mare La convivenza, come spesso capita tra persone di culture differenti, non è facile. «Era difficile, ma bellissimo – racconta Alessia – in quanto ogni ragazzo o ragazza del team aveva abitudini personali e una storia diversa alle spalle. Alcune sono davvero commoventi, come quella della giovane madre filippina che accetta di lasciare a casa la figlia per lavorare in crociera».

Tuttavia ciò che colpisce maggiormente Alessia non è tanto la frenetica vita in mare o la moltitudine di luoghi “visitati”, quanto la brevità e l’intensità al tempo stesso dei momenti di relax. Dopo aver lavorato senza interruzioni per tutto il giorno, una sosta in costume da bagno sulla spiaggia assolata o semplicemente una pausa caffè con un’amica assumono un significato completamente nuovo, denso di emozioni. Allo stesso modo quelle diversità linguistiche e culturali che rendevano la convivenza in nave così complessa, la sera vengono cancellate dalle uscite di gruppo nelle più belle città del mondo come San Pietroburgo e Copenaghen, in cui la compagnia e l’amicizia diventano le vere protagoniste. «Vivevi ogni secondo – aggiunge Alessia – e non importava se il motivo dell’uscita era una cena in città o un semplice selfie per strada.

L’unica cosa che contava per tutti era assaporare l’istante e soprattutto, goderselo in compagnia. Per dirlo con un termine gerghiale che usavamo, “Vitamin sea”». Il ritorno e la metamorfosi Ora Alessia è ritornata a casa e ha riabbracciato dopo molti mesi la sua amata famiglia, ma l’esperienza della vita in crociera l’ha letteralmente conquistata e presto sarà di nuovo “a bordo”. Il suo esempio rappresenta una delle innumerevoli sfaccettature del coraggio, una qualità che si guadagna solo accettando grandi sacrifici e vincendo le proprie paure. E’ lo straordinario percorso di evoluzione di una ragazza che al suo ritorno è divenuta donna e ha mutato completamente il modo di vedere la realtà. Ancora Alessia: «Nella vita di tutti i giorni spesso viviamo nutrendoci di valori futili, trascurando invece l’emozione che possono regalare le cose semplici. Sulla nave ormai ci conoscevamo tutti e condividevamo ogni istante.

Avevamo creato una famiglia e ancora adesso, sovente, ci teniamo in contatto». Un viaggio insomma che ha portato la giovane italiana alla conoscenza di sé stessa, come in un racconto edipico. E’ il cammino che le ha insegnato quanto può essere infinitamente piccola una gigantesca nave e infinitamente grande una tazzina di caffè.