Quest’anno sarà un Natale diverso

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Dicembre è il mese delle feste. Tante, costellate da proverbi e filastrocche, il 6 la festa di San Nicola, la festa degli scolari; festa o non festa, a scuola non si resta; il 7 quella di Sant’Ambrogio, il 13 di Santa Lucia, il giorno più corto che ci sia; per Santa Lucia e per il Natale, il contadino ammazza il maiale. Per me la festa più importante è l’8 dicembre, il giorno del mio onomastico, purtroppo a ridosso del Natale e da bambina mi rammaricavo. Per via dei dei regali, che così venivano dimezzati.

 

La giornata segna il ponte dell’Immacolata, agognato dagli studenti e quest’anno ce lo regala davvero, detta anche festa dell’Immacolata Concezione, in base al dogma sancito da Pio IX, con la bolla papale Ineffabilis deus, emessa l’8 dicembre del 1854. E, a differenza di quanto spesso si ritiene, non ha a che vedere con il dogma della verginità di Maria. Immacolata concezione significa infatti Concepimento senza peccato originale. L’atmosfera natalizia è nell’aria, si palesa nelle vetrine addobbate e nelle luminarie. Quando ero adolescente, e leggevo i romanzi di Carola Prosperi, scrittrice vissuta dal 1883 al 1981, ripetevo una sua poesia, che era piuttosto triste, ma mi elettrizzava con quel “vien” che indicava un che di inatteso nell’aria: Va novembre, vien dicembre.

Ciel nebbioso suol fangoso… Sopra i rami brulli e tetri soffia il vento e batte ai vetri, mentre il passero sul tetto, trema al vento, poveretto. Dicembre è sì il mese del freddo, ma mese di novità: un anno finisce e già ci si proietta in quello nuovo, ipotizzando un futuro migliore. Ma quest’anno c’è un senso di angoscia, un plumbeo Natale si prospetta. E’ guerra nel mondo. Non luce ma buio avvolge le città rase al suolo. C’è una poesia di Diego Valeri che apre uno squarcio: «Tristi venti scacciati dal mare/ agitavano la città notturna./ Da nere gole aperte tra le case/ rompevano, invisibili/ ombre, con schianti ed urla». In tanta desertitudine una figura appare: «C’è solo una colomba/ tutta nitida e bionda/ che sale a passi piccoli la china/ d’un tetto, su tappeti/fulvi di lana vellutata, e pare/ una dolce regina/ di Saba/ che rimonti le silenziose scale/ della sua fiaba». Passare dal sogno alla realtà, a volte è possibile. Sarebbe un Natale diverso.

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