Quello strano amore tra Giovanni Arpino e la terra di Langa

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Riscoprire lo scrittore. Lo studioso Fabio Bailo e il figlio dell’illustre braidese, Tommaso

Alla Biblioteca Civica “Milano” di Farigliano è stato rie­vo­ca­to il complesso rapporto tra lo scrittore Giovanni Arpino e la sua amata Langa. A intervenire sono stati lo studioso braidese Fabio Bailo, autore del volume “Bra e dintorni. A spasso con Giovanni Arpino”, e il figlio dello scrittore e giornalista, Tommaso.

Nel corso della serata è stato tratteggiato l’universo “langhetto” filtrato attraverso la sensibilità dello scrittore nato a Pola il 27 gennaio 1927 e vissuto tra la città della Zizzola, di cui era originaria la madre e dove si sposò, e Torino, dove mancò il 10 dicembre 1987. Roerino d’adozione, avvertì sempre il fascino delle colline situate alla destra orografica del fiume Tanaro e dei suoi abitanti. Proprio per i langaroli, Arpino coniò l’espres­sione “piemontesi di campagna”, variante nobile e austera della già impegnativa qualifica di “piemontese” tout court, cioè figlio di un “luogo di doverismi congeniti, di civismi implacabili, di obbedienza laboriosa, di discipline sposate fino all’ultimo respiro”. Quintessenza di quei valori era il campionissimo del “balon” Augusto Manzo, che “poteva diventare centromediano della Juventus tanto tempo fa, ma per fedeltà al destino, alla terra e alla famiglia, accettò due mucche contrattuali e scelse quei 180 grammi di pallone elastico”.