Pizza alla Flavio per il futuro

Povero Briatore! Se la sono presa con lui persino quando ha detto una cosa giusta ed elargito gratis un consiglio pieno di buon senso nel suggerire ai giovani in cerca di lavoro di aprire una pizzeria. Il povero Flavio, in senso lato ovviamente, era intervenuto – ormai è passato qualche mese – ad un incontro di Bocconiani per spiegare loro quali strade seguire per raggiungere, se non l’empireo del successo, almeno una dignitosa sopravvivenza. Il suo consiglio, poi ovviamente derubricato a provocazione, è stato ritenuto riduttivo per le aspettative della platea di futura classe dirigente. Il problema è che battuta non era. Briatore ricorda perfettamente che non ha sempre vissuto a Londra e fatto coppia con Naomi Campbell nei locali più costosi del mondo. Briatore è uno dei nostri e, in Granda, lo ricordano ancora in molti quando brindava a Barbera e usciva in compagnia della nebbia della pianura. Oggi che si tende a travestire un concetto antico come il lavoro con tante parole nuove come “start up”, creando più sogni che realtà. Una start up è una piccola società che ha contenuti tecnici e concettuali di tipo avanzato. Potremmo semplificare dicendo che è una buona idea. Che, però, ha bisogno di credito, di sapere economico e di fortuna. Al primo pensano i “venture”: che non sono missionari, ma speculatori, questo è da sapere. Il secondo non fa parte, di solito, dei talenti creativi. La terza non ci vede, dice lei, ma non è vero. Poi bisogna sapere che il 95% di questi esperimenti falliranno ben prima della pazienza dei finanziatori. Quindi, penso, che non ci sia nulla di male o di limitativo del proprio ingegno nell’accogliere con serietà il consiglio di costruirsi un futuro ai quattro formaggi o al prosciutto e funghi. Certo fa più tendenza progettare una “app” che sfornare una pizza cipolla e peperoni. Ma la vita è una corsa a tappe. E fare di ogni cosa una questione di principio è un pessimo punto di partenza.

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