Per il Saluzzese una stagione agricola 2022 difficile e quella 2023 sta partendo male

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Diego Botta, 39 anni, fondatore e titolare, con Ivan Lodini e Luigi Cagioni, del birrificio agricolo Kauss di Piasco, è presidente Cia della zona di Saluzzo. Come è andata l’annata produttiva 2022 del comparto agricolo per l’area di cui è rappresentante? Risponde Botta: “E’ stata difficile e complicata. Abbiamo patito la siccità. Anche se, rispetto ad altri territori della provincia e della regione, avendo due bacini artificiali in Valle Varaita e alcuni pozzi storicamente più prolifici che hanno permesso di avere la disponibilità dell’acqua, pur dovendo irrigare di più, si è sofferto di meno il problema. Per questo motivo, il calo dei quantitativi prodotti è stato contenuto. Dal punto di vista economico si è avuta una ripartenza post pandemia Covid, ma l’aumento esponenziale dei costi di produzione e l’incertezza dei mercati hanno creato notevoli difficoltà alle aziende”.

Il Saluzzese è uno dei poli di riferimento a livello nazionale per quanto riguarda la frutticoltura. Qual è il bilancio 2022 del settore? Dice Botta: “E’ il comparto che, probabilmente, ha sofferto di più sull’aspetto dei rincari esplosivi di energia e materie prime. Spese che non sono state recuperate nella vendita dei prodotti, in quanto i mercati non hanno risposto in modo adeguato alla difficoltà. Sul fronte dell’export dobbiamo sempre scontare la concorrenza di altri Paesi che, dal punto di vista storico, presentano costi di produzione e di manodopera minori dei nostri. A livello italiano, la Grande Distribuzione, pur aumentando i listini  sugli scaffali, agli agricoltori non ha pagato la frutta a un prezzo che tenesse conto di quanto hanno dovuto spendere in più nel percorso produttivo. Anzi. I problemi maggiori li hanno avuti le mele e le castagne. Situazione migliore, invece, per pesche e piccoli frutti”.

La qualità? “Le anomalie climatiche hanno inciso in parte sulla qualità finale dei prodotti. Soprattutto per quanto riguarda gli scarti di lavorazione, maggiori rispetto agli anni precedenti. E questo, in un mercato che chiede solo la “prima scelta”, si è ribaltato negativamente sui costi di produzione”.

Nel 2022, le difficoltà hanno anche fatto accendere le luci su un’altra questione? “Sono emerse marcate e sostanziali differenze tra le aziende, non solo dovute alla localizzazione ma anche al loro sistema organizzativo. I frutticoltori che, alcuni già da tempo, seguono direttamente la filiera dal campo alla vendita hanno ottenuto dei risultati più soddisfacenti a livello economico e nella valorizzazione dei prodotti rispetto a quanti smerciano alle cooperative e ai grossisti. I primi, mettendo in atto dinamiche importanti, si sono “salvati”, gli altri hanno dovuto affrontare notevoli difficoltà”.

 

Le prospettive 2023

A questo punto quali sono le prospettive per il 2023? Afferma Botta: “Le nevicate degli ultimi giorni non hanno sostanzialmente cambiato le cose e dal punto di vista climatico si sta partendo male. Infatti, arriviamo da un anno di carenza idrica e siamo a fine febbraio già con l’acqua che scarseggia. Poi, c’è il problema delle alte temperature per la stagione in corso che può portare le piante a vegetare prima e a rendere di nuovo le fioriture a rischio per le gelate tardive”.

A livello dei costi di produzione? “Stiamo iniziando a percepire una discesa delle spese riguardanti energia e materie prime. Ma non è ancora sufficiente e accettabile per rendere le aziende sostenibili a livello economico. Servono ulteriori tagli. Inoltre, bisogna capire se c’è davvero la volontà di diminuire il divario tra i costi sostenuti dagli agricoltori nelle produzioni e quanto poi percepiscono dalla loro vendita. Se da una parte la concorrenza dei Paesi con minori costi lavorativi continuerà a esserci, al momento non si colgono aperture della Grande Distribuzione per valorizzare le nostre eccellenze legate al territorio attraverso il riconoscimento ai produttori di un prezzo adeguato di acquisto”.

In conclusione? “Sarà un anno da tenere molto sotto controllo, perché se le condizioni climatiche rimarranno anomale  e se non si riuscirà a riportare i prezzi di vendita alla produzione a valori soddisfacenti le aziende più duramente provate dalla stagione passata potrebbero anche essere costrette a chiudere”.

 

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